Un campione contro la Sla: «Alla maratona con le mie gambe»

Il Mattino – Padova
Fabiana Pesci

Sandro Boscaro, 56 anni, ex giocatore padovano di pallavolo. Da alcuni anni è affetto da Sla: lo scorso 30 luglio ha subito un intervento sperimentale con le cellule staminali. Vuole tornare a camminare

Alla prossima maratona di Sant’Antonio ci vuole andare sulle sue gambe, dopo aver dato un calcio alla sedia a rotelle. Ambizioso? Folle? No. Sandro Boscaro la “Sla” ha deciso di sconfiggerla. Crede nella scienza e nei miracoli. È il secondo paziente al mondo cui sono state impiantate cellule staminali di cervello umano nel midollo spinale. L’intervento è stato eseguito a Terni il 30 luglio. Sandro, 56 anni, ex giocatore di volley, sposato con due figli, dopo una breve degenza in Umbria, è stato trasferito in Azienda ospedaliera.

Ora la strada, tra fisioterapia, monitoraggi e un protocollo di ricerca serrato, è in salita, ma la voglia di percorrerla a tutta velocità è troppo forte. A pochi giorni dall’operazione, Sandro Boscaro si sente bene. Guarda con apprensione il suo piede sinistro, che ha dato qualche segno di vitalità dopo mesi di immobilità. Lui non grida al miracolo, registra il flebile miglioramento sapendo che potrebbe essere solo temporaneo, uno scherzo di cattivo gusto del suo organismo, fiaccato da quattro anni di lotta contro la sclerosi laterale amiotrofica.

«L’intervento è andato bene», spiega dal letto d’ospedale Sandro Boscaro, che vive con la famiglia a Saonara, «ovvio, avevo un po’ di paura, ma questa è una partita che voglio giocare fino in fondo. Quando ho visto qualche cenno di miglioramento non mi sono fatto illusioni, l’operazione ha comunque stimolato i miei centri nervosi. Perchè le staminali attecchiscano e non si sa come lo faranno, ci vorranno ancora alcuni mesi. Gli stessi medici mi dicono che per un miracolo non bisogna rivolgersi alla scienza, eppure non nascondo che nutro fiducia nei confronti di questa sperimentazione, cui ho aderito subito».

Il sogno è la guarigione, l’obiettivo è quello di fermare la progressione, fino ad oggi ritenuta irreversibile, della malattia. «Quando mi è stata diagnosticata la sla, il 21 marzo 2008, ho deciso di non lasciarmi andare, di combattere con tutte le mie forze. Ho deciso di candidarmi alla nuova sperimentazione per dare una speranza non solo a me, ma a tutte le persone malate. Nel mio percorso ho conosciuto ragazzi giovanissimi colpiti da sla: la ricerca deve avere nuova linfa per loro. Ecco che diventa fondamentale sostenerla: spero che la mia testimonianza serva a comprendere che è anche attraverso lo sforzo dei singoli che si ottengono risultati importanti».

Sandro, nonostante un passato nel mondo dello sport agonistico, non se l’è presa per aver perso la medaglia di paziente numero uno al mondo ad essere operato: «Prima di me è stato sottoposto alla sperimentazione un ragazzo di Novara. Per ora siamo solo diciotto a partecipare ai test, dovevo essere io il primo ad essere trapiantato, ma un cavillo burocratico ha fatto slittare di un mese l’intervento».

Sandro è pronto a combattere la sua battaglia personale con l’arma delle staminali. «Vincerò io, vincerà la ricerca».