Si tratta si un referendum meramente abrogativo, che e valido solo se si raggiunge la maggioranza dei votanti. Senza tale maggioranza è come se il referendum non ci fosse stato e rimangono rafforzate le ragioni che sono alla base delle richieste di miglioramento della legge in vigore. C’e da chiedersi se una tale materia possa essere rimessa a una scelta semplicistica quale quella che sì esprime con un «si» o con un «no» che ognuno carica di un significato oltre la portata meramente tecnica della scelta. La materia non può essere rimessa a una sorta di libertà assoluta dei cittadini, secondo una tesi estremiistica avanzata. Una legge e necessaria.
Così ha deciso la Corte costituzionale dichiarando inammissibile il referendum abrogativo dell’intera legge.La semplice abrogazione di punti qualificanti della legge in vigore non farebbe fare un passo innanzi nella ricerca di una disciplina condivisibile dalla gran parte dei cittadini. Senza una tale ricerca saremmo costretti a scelte politiche precipitose puramente strumentali. L’invito a evitare scelte politiche precipitose è venuto dal Cardinale Martini, che ha proposto un approfondimento della materia tale da non perdere il contatto tra Chiesa e scienza: «Bisogna che la scienza ci dica i suoi segreti e lo faccia con linguaggio comprensibile, e che quei fatti non divengano occasioni di scelte politiche precipitose, dove un bene morale è posto sul tavolo come scelta politica».Se si ritiene che la legge oggetto di referendum possa essere migliorata, allora l’unica prospettiva è che essa non venga abrogata, evitando così che possano opporsi preclusioni giuridiche e politiche al suo miglioramento.
Per evitare effetti abrogativi della legge, il modo tecnicamente più sicuro per chi crede negli approfondimenti derivanti dalla scienza e, secondo me, non partecipare al voto e rendere invalido il referendum. L’interesse a realizzare prima il quorum e poi il risultato voluto incombe ai proponenti I cittadini diversi dai proponenti non hanno nessun obbligo di comportarsi da buoni elettori”, sicché sembra del tutto peregrina (oltre che priva di valore giuridico) la tesi secondo la quale i cittadini contrari alla abrogazione dovrebbero onorare l’istituto andando a votare «no». Le due condizioni poste dalla Costituzione, il quorum e la maggioranza dei voti espressi, sono le condizioni per evitare che una minoranza riesca ad abrogare una legge votata dal Parlamento. Sostenere che la funzione del referendum pone l’obbligo di andare a votare è una forma di dottrinarismo inutile, giuridicamente infondato. Il cittadino ha anche il diritto di evitare che il referendum raggiunga il quorum e pertanto sia valido, proprio perché ritiene che la materia vada risolta in positivo dal Parlamento: e quindi ha il diritto di lasciare la materia non compromessa, anche solo politicamente,sicché il Parlamento possa intervenire in tutta la sua libertà e in tutta la sua responsabilità, alla luce delle auspicate indicazioni della scienza che siano condivisibili dalla gran parte dei cittadini.
Materie complesse come quella oggi discussa a più livelli non possono essere risolte a colpi d’accetta,né essere usate per finalità politiche certamente non punitive della vita del nostro Paese.