Staminali, scontro al congresso Usa

Paolo Mastrolilli
No di Bush alla legge sulla distruzione degli embrioni. Il Presidente: «Sono contrario alla scienza che cancella una vita per curarne un’altra».

Le cellule staminali tornano a dividere l’America. Ieri sul tavolo della Camera dei deputati sono arrivate due leggi in competizione, una favorevole alla ricerca basata sui tessuti embrionali e l’altra su quelli adulti, mentre il presidente Bush ha parlato al paese dopo aver minacciato di usare il veto per bloccare il primo testo. Le staminali sono cellule allo stadio iniziale dello sviluppo umano, che possono evolversi in qualunque tessuto. Quindi i medici sperano di usarle, e in molti casi già le usano, per riparare organi danneggiati e curare malattie come il Parkinson, l’Alzheimer, la leucemia, il diabete e le lesioni paralizzanti alla spina dorsale, La disputa nasce sull’origine delle cellule usate per la ricerca. Le staminali, infatti, possono essere ricavate dagli embrioni, dai cordoni ombelicali dopo il parto, e da alcuni tessuti adulti. Per ottenere le prime bisogna distruggere gli embrioni e quindi le persone “pro life”, cioè contrarie all’aborto, si oppongono. Le altre invece non richiedono questa procedura, ma secondo molti scienziati sono meno efficaci.

La ricerca privata sulle staminali è libera e i cinquanta stati americani possono finanziarla. Il governatore della California Schwarzenegger, ad esempio, ha deciso di dare soldi a questo genere di studi. Invece i fondi pubblici federali, cioè quelli più ingenti, sono regolati dal governo di Washington, e quindi dal Congresso e dal presidente. Il 9 agosto del 2001 Bush aveva preso una decisione sul finanziamento delle staminali, scegliendo il compromesso. Il capo della Casa Bianca, alleato del movimento ‘pro life”, aveva consentito agli scienziati di usare i fondi pubblici per esperimenti sulle 78 linee di cellule già esistenti al momento, ma aveva vietato di crearne altre distruggendo nuovi embrioni.

Ieri la Camera ha discusso due leggi che volevano superare questa situazione. La prima, presentata dal deputato repubblicano Mike Castle e dalla democratica Diana DeGette, puntava a liberalizzare la ricerca con i finanziamenti federali eliminando i limiti posti da Bush. La seconda, avanzata dal repubblicano Chris Smith e dal democratico Artur Davis, offriva 79 milioni di dollari per potenziare gli studi sulle staminali dei cordoni ombelicali. Venerdì scorso il capo della Casa Bianca aveva già promesso di usare il veto per la prima volta nella sua presidenza, allo scopo di bloccare la lagge Castle-DeGette. L’occasione era venuta dall’annuncio che alcuni scienziati coreani sono riusciti a ricavare le staminali da embrioni creati con la clonazione, al fine di produrre cellule geneticamente identiche a quelle dei pazienti e quindi non rigettabili dal corpo. Per i medici questa pratica è molto promettente, ma per il movimento “pro life” ha il doppio difetto di distruggere gli embrioni e favorire la clonazione. Ieri, mentre la Camera discuteva le due leggi, Bush è tornato a parlare al paese dalla Casa Bianca, circondato da 21 bambini nati dall’adozione dei loro embrioni rimasti congelati nelle cliniche della fertilità, dopo che i genitori biologici avevano avuto altri figli. Il presidente non ha usato ancora la parola “veto”, ma ha ribadito di essere «contrario alla scienza che distrugge una vita per curarne un’altra». Bush, in sostanza, è pronto a bloccare la legge Castil-DeGette, e a firmare la Smith-Davis. Il primo testo, che toglierebbe ogni limite al finanziamento della ricerca sulle staminali, ha la maggioranza alla Camera perché lo appoggiano anche diversi repubblicani. Per superare il veto del presidente, però, dovrebbe raccogliere due terzi dei consensi, e questo sembra impossibile. Quindi la legge Smith-Davis pare destinata ad entrare in vigore, aumentando i fondi per la ricerca sui cordoni ombelicali, e la Castle-DeGette a fallire. Secondo l’ultimo sondaggio Gallup, il 53% degli americani vorrebbe liberalizzare gli esperimenti sulle staminali, e anche repubblicani famosi come l’ex first lady Nancy Reagan sono in favore, Bush, però, deve molto alla destra religiosa “pro life” sul piano elettorale, e non può tradirla.