Staminali, la UE affonda la ricerca

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II Nobel per la medicina Mario Capecchi, con altri dodici scienziati premiati a Stoccolma, si mobilita in difesa del finanziamento degli studi sulle embrionali in Europa. E lancia un appello con l’Associazione Luca Coscioni

Il genetista e premio Nobel 2007 per la medicina Mario Capecchi, insieme ad altri 12 Nobel, e con più di 200 scienziati di fama internazionale (tra cui Elena Cattaneo e Margherita Hack) ha firmato l’appello lanciato dall’Associazione Luca Coscioni in difesa della ricerca sulle staminali embrionali.

Che anche in Europa rischia di non essere più finanziata. Come di fatto già accade in Italia, dove i soldi pubblici destinati alla ricerca sulle staminali premiano solo gli studi su quelle adulte. Come vuole il Vaticano, adducendo motivazioni "etiche". In queste settimane l’Unione Europea (Ue) si prepara a varare l’ottavo programma quadro per la ricerca, che andrà in votazione ad ottobre. Ma in questa Europa in crisi che vede il prevalere di politiche di destra lo scenario che si prospetta non è dei più rosei per un ambito di ricerca come quello delle embrionali, considerato dagli esperti il più promettente per lo sviluppo di una medicina rigenerativa che in futuro potrebbe riuscire a "ricreare" organi gravemente lesi. Ma anche il più osteggiato da partiti di ispirazione cristiana, e cattolica in particolare, che considerano sacro l’embrione.

«Nel Parlamento europeo la maggioranza è politicamente conservatrice, e le forze politiche sono sempre più nazionaliste: un doppio pericolo per chi ritiene che i principi di libertà debbano far parte delle ragioni costitutive dell’Europa», denuncia Marco Cappato, ex Parlamentare europeo dei Radicali italiani e dirigente dell’Associazione Coscioni. Un segnale molto preoccupante per la libertà di ricerca lo si è potuto già leggere nella sentenza della Corte europea (stimolata da un ricorso di Green-peace) che vieta la brevettabilità di risultati di ricerche fatte con embrionali umane. Una sentenza che ha già avuto concreti e gravi riverberi anche in Italia, quando nei mesi scorsi un giudice di Spoleto l’ha usata per tentare di sollevare un dubbio di costituzionalità sulla legge 194. La Consulta, come è noto, il 22 giugno scorso, gli ha dato torto.

Ma fa riflettere che forze di area Verde attacchino strenuamente la ricerca scientifica in nome di una difesa ad oltranza della "natura", dal loro punto di vista niente affatto matrigna come diceva Leopardi, ma sempre buona in quanto tale (dunque anche un tumore?) demonizzando la tecnica. «La natura umana è ormai anche antropologicamente un prodotto della storia; chi vuole separare ciò che è naturale da ciò che è artificiale compie uno sforzo immane e, soprattutto, inutile», commenta Cappato. «Sia la tecnica che la natura possono produrre effetti devastanti sulle persone e sull’ecosistema. Proprio per questo servono regole, mentre le proibizioni assolute fanno solo danni perché lasciano che si affermi in clandestinità la legge del più forte».

Proibizioni assolute e assurde come quelle, per esempio, contenute nella legge 40/2004 che obbliga chi fa ricerca sulle embrionali in Italia ad importare linee derivate all’estero. «È una storia che si ripete da circa dieci anni. Le linee cellulari con cui si può lavorare sono le prime prodotte e hanno problemi, per esempio non hanno quasi mai il giusto numero di cromosomi», approfondisce il professor Giulio Cossu dell’university college di Londra e primo firmatario dell’Appello. Da anni al lavoro nella ricerca sulle staminali, Cossu ha appena pubblicato su Science Translational Medicine uno studio sulle cellule staminali indotte alla pluripotenza che apre nuove prospettive per la cura della distrofia muscolare (in particolare la distrofia di Duchenne). «Per questa ricerca abbiamo impiegato cellule "riprogrammate" (induced pluripotent stem cells) come quelle scoperte dal ricercatore giapponese Yamanaka nel 2006. Queste cellule sono simili alle embrionali ma non derivano dall’embrione bensì da una cellula stessa del paziente. Servono ancora alcuni anni di studio per essere certi della completa equivalenza di queste due tipi cellulari e poi, come speriamo, avremo la dimostrazione che la scienza è andata più veloce dell’etica», dice lo scienziato italiano.

Proprio il Nobel americano Capecchi, in una conferenza a Bologna nel maggio scorso, sottolineava che le scoperte giapponesi sulle staminali pluripotenti sono state fatte, non a caso, in un Paese dove non ci sono limitazioni alla ricerca, nemmeno nell’ambito delle embrionali. «La ricerca sulle staminali embrionali rafforza anche quella sulle staminali adulte. Se un domani le embrionali non saranno più necessarie, si dovrà ringraziare i Paesi che non hanno bloccato gli studi nel loro complesso», chiosa Cappato. «Non esistono staminali buone e moralmente accettabili e staminali cattive», precisa il biologo Cossu. «Esistono progetti buoni e sono quelli da finanziare, indipendentemente dal tipo cellulare che si intende utilizzare».

Proprio riguardo ai finanziamenti e ai tagli alla ricerca, che in Italia si susseguono da anni e che ora la spending review aggrava (costringendo sempre più i ricercatori ad emigrare), Mario Capecchi non ha esitato a dire che «tagliare la ricerca è un gesto autolesionista per un Paese». «E una verità che si spiega da sola», dice Cappato. «Oltretutto in Italia ciò che si spende lo si spende spesso male, senza applicare criteri di meritocrazia, lasciando spazio a ostacoli ideologici di ogni tipo». Così mentre da noi la legge 40 obbliga i medici a una malpractice, in Paesi avanzati dal punto di vista della ricerca come l’Inghilterra si fanno studi d’avanguardia sul trasferimento del nucleo della cellula e si lavora a pieno ritmo sulle embrionali. «La Gran Bretagna è la patria delle staminali embrionali. I finanziamenti pubblici sono elargiti in base alla qualità dei progetti, non all’argomento studiato», conclude Cossu. «Non voglio dire che il sistema sia perfetto ma certamente in Italia abbiamo molto da imparare».