Barack Obama ha mantenuto la promessa. A partire da ieri sono entrate in vigore negli Stati Uniti le nuove regole sull’utilizzo delle cellule embrionali staminali, annunciate dal presidente degli Stati Uniti in campagna elettorale. Secondo gli esperti è l’inizio di una nuova era di speranza
che un giorno potrà portare a una cura per malattie neurodegenerative ,quali l’Alzheimer e il morbo di Parkinson. E non solo. Le nuove norme rimuovono i limiti ai finanziamenti federali imposti dal suo predecessore George W. Bush, il 9 agosto 2001 (e poi ribaditi il 20 giugno 2007) che hanno relegato la ricerca al solo settore privato. Provocando una vera e propria fuga di cervelli Usa verso paesi quali Gran Bretagna, Canada Corea del Sud ed Israele, dove la ricerca sulle staminali è da anni più avanti rispetto all’America. Il provvedimento varato dall’Nih, l’istituto nazionale della Salute, permette lo stanziamento di fondi pubblici per lo studio delle cellule staminali embrionali collezionate anche prima dell’entrata in vigore dei divieti bushiani. Per colpa di tali divieti negli ultimi otto anni la ricerca Usa si è fermata allo studio di appena 21 «linee» di staminali. Con le nuove regole si potrà invece lavorare su centinaia di nuove «linee». Ma la strada annunciata ieri dall’amministrazione Obama pone anche precisi e severi limiti di carattere etico. L’Nhí sponsorizzerà soltanto la ricerca su cellule staminali provenienti da cliniche per la fertilità e quindi destinate ad essere distrutte. L’utilizzo di fondi per studiare embrioni creati a soli fini di ricerca continuerà invece ad essere vietato. Non solo. Le nuove regole ribadiscono una netta contrarietà anche a ogni programma che punti alla clonazione umana, definita più volte dallo stesso Obama «una pratica pericolosa e profondamente sbagliata».
Per evitare abusi, lo stesso istituto vaglierà in modo approfondito «caso per caso», al momento di concedere i fondi, se ogni singolo programma di ricerca osserverà questi parametri. E a garantire la trasparenza sarà un Registro federale istituito ad hoc per monitorare di continuo ogni programma di ricerca approvato.Il registro elencherà in un sito web tutte le «vecchie linee» da oggi a disposizione, ma solo di quei ricercatori che riusciranno a dimostrare di essere in sintonia col nuovo codice etico imposto dall’Nhi. «Faremo un’analisi molto attenta, vagliando caso per caso», assicura il direttore dell’Nih, Raynard Kington. Grande soddisfazione da parte degli addetti ai lavori. «L’Nih ha deciso di ascoltare la stragrande maggioranza della comunità scientifica», afferma il George Q. Daley, direttore del Programma per il trapianto di cellule staminali del Children’s Hospital di Boston, uno degli ospedali per bambini più noto del Paese. Molto diversa la reazione della Chiesa cattolica e dei gruppi pro-life, contrari a ogni tipo di ricerca sugli embrioni. «Le nuove norme sono immorali e antietiche e invece di curare uccidono», punta il dito Tony Perkins del Family Research Council, un’organizzazione della destra cristiana ultraconservatrice, «esse obbligano il contribuente a pagare la distruzione di vite umane al primo stadio della loro vita».