La Dichiarazione di Helsinki compie, nel 2014, cinquant’anni. Adottata dall’Assemblea Generale della World Medical Association (Wma) nel 1964 ha fissato, per la prima volta nella storia, una serie di principi etici per i ricercatori coinvolti in sperimentazioni sull’uomo, facendo propri alcuni concetti già presenti nel Codice di Norimberga, nato dal processo contro i medici nazisti. Nella sua prima versione, la dichiarazione era composta da 11 articoli e 713 parole ed era unica. Oggi contiene 35 articoli e 2.045 parole e, nel frattempo, sono proliferati documenti, linee guida, leggi e regolamenti che vogliono mettere ordine nella ricerca biomedica sull’uomo. Ed è questo il punto. In quasi cinquant’anni la Dichiarazione di Helsinki ha subito alcune revisioni e ora la Wma sta studiando l’ottava: via via sono stati modificati alcuni principi del documento originale, soprattutto per quanto riguarda il consenso informato del paziente alla sperimentazione, l’uso del placebo o la ricerca nei Paesi in via di sviluppo. Certo, questi aggiornamenti hanno voluto tener conto dei cambiamenti avvenuti in campo sociale, economico e scientifico, ma non tutti sono d’accordo con le modifiche. L’Fda, l’ente americano di controllo sanitario, riconosce solo la terza versione, la Commissione Europea fa riferimento alla quarta, l’Organizzazione Mondiale della Sanità accetta, invece, tutte le direttive della Dichiarazione di Helsinki. L’anniversario dell’anno prossimo potrebbe allora diventare un’occasione per decidere qual è il vero significato futuro di questo documento. Deve stare al passo con i tempi oppure deve ritrovare il suo spirito originario e concentrarsi su alcuni principi etici universali cui tutto il resto si deve adeguare? La seconda ipotesi (che vorrebbe un documento paragonabile al Giuramento di Ippocrate, valido dopo duemila anni, anche se rivisitato) è forse più interessante in un momento di grande confusione dove i conflitti d’interesse sono all’ordine del giorno, la trasparenza dei risultati scientifici non è sempre garantita e molte sperimentazioni sono condotte in Paesi dove le regole etiche sono facilmente disattese.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.