Spazi tv sul referendum, Cattaneo indagato

Giulio Benedetti
La Prestigiacomo lancia l’allarme sull’aborto: dopo le urne c’è chi punta a cambiare la legge 194. Esposto dei radicali, oggi il direttore generale sarà sentito dal pm. La Rai: all’informazione dedicati 82 minuti al giorno. Di Giulio Benedetti, dal Corriere della sera

ROMA – Il direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo, è indagato dalla procura di Roma. Dovrà difendersi dall’accusa, di aver lesinato gli spazi informativi sui referendum sulla legge 40. È l’effetto di un’offensiva dei radicali, partita con un esposto presentato pochi giorni fa. «Polemiche pretestuose – si difende la Rai -. Con 82 minuti al giorno di trasmissioni sono stati superati i tempi di analoghe consultazioni precedenti».

E da Catania il ministro per le Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo, lancia un segnale di allarme: «Dopo il Referendum sulla procreazione assistita, il prossimo obiettivo sarà la revisione della legge sull’aborto».

CATTANEO IN PROCURA – Il sostituto procuratore Roberto Cucchiari, hanno annunciato il segretario dei radicali italiani Daniele Capezzone e l’avvocato Giuseppe Rosso De Vita, «ha aperto subito un fascicolo». Il magistrato ha chiesto i dati sulle trasmissioni Rai a partire dal 12 aprile, data di inizio della campagna referendaria, e «le delibere e le censure» già disposte dall’Autorità garante delle comunicazioni contro la Rai. Oggi sarà sentito il direttore generale. Verrà ascoltato anche il presidente della Commissione di Vigilanza, Petruccioli.

LE ACCUSE – I radicali hanno accusato Cattaneo di attentato ai diritti politici, l’imputazione prevista dall’articolo 294 del codice penale, chiedendo la temporanea sospensione dalle sue funzioni di direttore generale della Rai. «È incredibile – ha commentato Capezzone – che questo reato sia stato contestato solo ad Adriano Celentano per le sue esternazioni all’epoca del referendum sulla caccia». I radicali hanno anche chiesto a tutte le emittenti televisive, come «atto riparatore del silenzio delle scorse settimane», di dedicare ai temi referendari le trasmissioni di approfondimento previste in questa settimana. Tra le emittenti anche Mediaset che, secondo Capezzone, «ha raggiunto punte di indecenza».

82 MINUTI AL GIORNO – Secca la replica della Rai: «Alcune polemiche appaiono assolutamente pretestuose e sembrano appartenere a quelle forme di autopromozione che non tengono conto degli indirizzi della Commissione Parlamentare di Vigilanza». «Sono stati dedicati ai servizi referendari 82 minuti al giorno di trasmissioni, dal 12 al 27 maggio, calcolando i servizi dei tg, gli spazi riservati alle Tribune, agli spot e ai comunicati autogestiti – ricordano alla Rai -. Ampio e articolato è stato inoltre l’impegno delle reti radiofoniche, del giornale radio, Rainews24 e Televideo che hanno mandato in onda trasmissioni speciali sul tema. E sulla stessa linea sarà anche il periodo successivo. Dalla prossima settimana, come concordato col consigliere anziano Sandro Curzi, ci saranno ulteriori programmi informativi».

ABORTO – «Il prossimo obiettivo, dopo il referendum sulla procreazione assistita, sarà una revisione della legge sull’aborto». L’allarme è stato lanciato dal ministro per le Pari opportunità, Stefania Prestigiacomo, che ha puntualizzato come le «incongruenze della legge 194 siano grandi come una casa. La legge sulla procreazione attribuisce una soggettività su un embrione che è composto da una cellula che si sviluppa in altre cellule, mentre la legge sull’aborto permette di interrompere una gravidanza di un feto di 4-6 mesi. È un’incongruenza palese e davanti agli occhi di tutti: se congelare un embrione di 48 ore significa intervenire su una persona, allora l’aborto – ha concluso provocatoriamente – è un omicidio».

I VALDESI – I quesiti referendari sono «accoglibili secondo l’etica cristiana protestante, pur nel rispetto della piena dignità delle diverse opinioni presenti nelle chiese valdesi e metodiste italiane». È questo il parere positivo pronunciato dalla Commissione di esperti di bioetica della Tavola valdese (organo esecutivo delle chiese metodiste e valdesi italiane) che ha affrontato ieri la questione referendum.

LA COMUNITÀ EBRAICA – Un appello al voto anche dal mondo ebraico. Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Leone Paserman e Riccardo Pacifici, rispettivamente presidente e vicepresidente e portavoce della Comunità di Roma, Gad Lerner, Yasha Reibman, portavoce della Comunità di Milano e Claudia Fellus oggi renderanno ufficiale la propria posizione contro l’astensionismo.