Animali maltrattati no. Sperimentazione animale sì. Le due cose non sono necessariamente contrapposte, come ci spiega il farmacologo Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano. Professore, è possibile conciliare sperimentazione e rispetto per gli animali? «Sì. Non ci divertiamo con queste sperimentazioni. Il fine è diminuire le sofferenze dell’uomo e curare le malattie. Bisogna decidere se la società vuole o no questi miglioramenti. Quando uno è malato fa tutte cose che hanno richiesto la sperimentazione animale. Questo però non significa far soffrire gli animali. Noi cerchiamo di evitarlo il più possibile. Nei nostri stabulari c’è l’aria condizionata e il cibo è controllato, gli interventi avvengono in anestesia e cerchiamo di diminuire il numero di animali da usare: negli anni ’70 ne utilizzavamo circa 100mila, ma oggi grazie a risonanza magnetica, tac ed ecografie eseguibili anche su topi e ratti, siamo scesi a 15mila». Si può evitare loro di soffrire? «È importante che l’animale non soffra o lo faccia il meno possibile perché in quel caso non studiamo più un problema ma l’effetto del dolore su un organismo, vanificando l’esperimento». Ci spiega perché la sperimentazione animale necessaria? «Intanto grazie per aver usato la parola sperimentazione animale: spesso si parla di vivisezione e lo si fa in modo improprio, per suscitare onore. Per me vivisezione vuol dire sezionare un organismo vivente. Noi non sezioniamo gfi animali e quando è necessario eseguiamo interventi in condizioni simili a quelle adottate per l’uomo. Comunque, o la maggior parte di coloro che lavorano in ambito scientifico ritiene che la sperimentazione animale sia ancora necessaria perché se vogliamo migliorare le condizioni dell’uomo, conoscere di più l’organismo e i vanta g dei farmaci è necessario usare gli animali. Certo, si parla tanto di metodi alternativi…». Si, che cosa sono? «In campo biologico sono cellule coltivate in provetta. Se per gli animalisti l’uso degli animali è fallace perché lontani dall’uomo, allora saranno certamente più lontani questi metodi alternativi». Quali sono gli animali con cui si fa più sperimentazione? «Per oltre il 90% rattie topi: organi, sistema nervoso, ormonale e circolatorio, geni e risposte immunitarie sono simili all’uomo. Anche se non sono l’uomo. Per questo poi c’è la sperimentazione clinica». Ma se si arriva alla chiusura di centri come quello di Green Hill nel nostro Paese che succede? «Che i laboratori di ricerca si trasferiscono altrove, con conseguente aumento dei costi e la perdita di posti di lavoro. Certo, se questo allevamento ha compiuto maltrattamenti sugli animali è giusto che paghi ma non dobbiamo generalizzare il problema». Una delle accuse è che gli animali costano poco… «È il contrario: gli animali costano molto, un topo con modificazione genetica può arrivare a 200 euro e le spese per mantenere gli stabulari sono molto alte».