Due si e due no, e qualcuno forse invece tre si e un no. Il no sicuro riguarda la fecondazione eterologa: sulla necessità del divieto i Cristiano sociali, area diesse, sono tutti d’accordo.
Si sono riuniti, hanno stilato un documento e hanno deciso di non seguire le indicazioni che il cardinale Camillo
Ruini ha dato ai cattolici, hanno deciso che l’astensione non va, che è uno sbaglio.”I referendum ci sono, non possiamo fingere che non esistano — ha detto al Foglio il coordinatore nazionale Mimmo Lucà— incitare alla rinuncia non ci piace: è bene che chi condivide questa legge lo dica forte e chiaro, lo stesso per chi crede che possa e debba essere migliorata”. I Cristiano sociali non avevano certo appoggiato o sostenuto i referendum, non avevano raccolto firme ed erano assolutamente contrari all’abrogazione della legge 40.
“E’ un argomento complesso che non può essere trattato con un sì o con un no” disse lo stesso Mimmo Lucà, in un’intervista all’Unità, l’estate scorsa “penso che i Ds avrebbero fatto bene a non sostenere il referendum né sul piano politico né su quello organizzativo”. Erano, e dicono di essere ancora, per “la mediazione”: “Io ho collaborato al testo Amato — dice al Foglio il senatore Giorgio Tonini — e non ho firmato per il referendum temendo una precipitazione,avrei voluto che sulla fecondazione si trovasse una posizione comune in vista delle politiche del 2006, ma non è stato possibile: adesso è importante che il referendum non fallisca”.- Marcella Lucidi, deputato Ds-Ulivo, ha illustrato venerdì scorso la linea dei Cristiano sociali: “Si all’abrogazione della norma che vieta la diagnosi preimpianto e di – quella sui diritti del concepito,no all’abolizione del divieto di fecondazione eterologa
e libertà di coscienza infine per quanto riguarda l’utilizzo degli embrioni e delle loro cellule staminali a fini scientifici”. Mimmo Lucà è per Il no alla ricerca sugli embrioni,ma nel movimento “c’è una discussione aperta, c’è il dubbio causato dalla possibilità di curare gravi malattie, alla fine ognuno di noi deciderà in coscienza”. Ma se si abroga l’articolo 1, che attribuisce all’embrione i diritti del concepito, non si finisce indirettamente per autorizzarne la manipolazione?
Secondo Lucà non è così, perché “la legge è chiara su questo punto,il divieto di creazione di embrioni a scopo di ricerca non sarebbe comunque aggirabile,mentre il riferimento ai diritti del concepito rischia di creare un precedente che, mediante conflitto davanti alla Corte costituzionale, potrebbe arrivare a scardinare la legge 194 sull’aborto”. Insomma, secondo Luca “si rischia di tutelare più l’embrione del feto, e
la legge 40 non è chiara sulla necessità del consenso della donna all’impianto dell’embrione, anzi si configura l’ipotesi di stupro assistito: il medico può rinunciare o rimandare l’impianto solo in presenza di gravi e documentate cause di forza maggiore relative allo stato di salute della donna, senza invece prevedere il ritiro del consenso”. In realtà l’articolo 13 della legge 40, all’ultimo capoverso dispone che “il trasferimento dell’ embrione non è coercibile”, ma i Cristiano sociali chiedono evidentemente maggiore chiarezza in tutto il dettato legislativo per “la profondità delle questioni in campo: si tratta di vita e di morte, di limiti alla scienza, di diritto alla salute, di malattia, di famiglia”. Per questo non vogliono che l’astensione di chi, “coerentemente con le proprie convinzioni ha detto Giorgio Tonini come il cardinale Ruini” persegue un obiettivo, vada a sommarsi a quelli che restano indifferenti perché convinti che la legge 40 riguardi solo le coppie sterili. Il divieto alla fecondazione eterologa non è in discussione, quindi, ma tutto il resto si, perché la linea da seguire è quella sottile di Giuliano Amato. E riguardo al divieto di impianto di più di tre embrioni.
Lucà approva “la legittima preoccupazione di impedire la creazione di sovrannurnerari”, ma voterà sì perché preferisce una maggiore discrezionalità medica, ritiene che il
numero vada deciso caso per caso. ‘in considerazione anche della fatica del bombardamento ormonale a cui la donna deve sottoporsi”. Proprio per questo alcuni centri (ma dovrebbero essere tutti) da molto tempo congelano gli ovociti, e non gli embrioni.