SexAbility, il 77 per cento dei portatori di handicap si dichiara favorevole all’assistenza sessuale

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fainotizia.it

Secondo un sondaggio, riportato dal sito disabili.com, il 77 per cento dei portatori di handicap si dichiara favorevole all’assistenza sessuale. Gli assistenti sessuali sono delle figure professionali che, dopo aver seguito uno specifico corso di formazione, aiutano persone affette da disabilità fisica o psichica a vivere delle esperienze affettive ed erotiche. Al prezzo di circa 100-150 euro l’ora, gli assistenti sessuali vivono con i disabili delle esperienze fisiche che spaziano dalle carezze ai massaggi, dalla conoscenza del proprio corpo, all’insegnamento dell’autoerotismo. Raramente si raggiunge il rapporto completo.

Questa figura professionale esiste in SvizzeraGermaniaOlanda e Danimarca. In Francia, dove questa attività è considerata simile alla prostituzione, c’è un dibattito in corso. In Italia nulla. Almeno fino allo scorso novembre, quando Maximiliano Ulivieri, un blogger affetto da distrofia muscolare, ha lanciato una petizione, intitolata “Assistenza sessuale. E’ una scelta”, che punta a porre la delicata questione sotto i riflettori non solo della politica, ma anche della società italiana. Le opinioni sono discordanti: alcuni parificano l’assistente sessuale alla prostituta, altri sostengono che si tratta di due figure nettamente differenti. L’unico punto su cui le opinioni convergono è che anche i disabili, siano essi fisici, sensoriali o psichici, hanno la necessità di avere una soddisfacente vita sessuale, di amare e di essere amati.

La vita affettiva è una sfera fondamentale per il benessere psicofisico dell’individuo e la maggior parte dei portatori di handicap sembra condannata a non poterla mai scoprire perché la loro sessualità è spesso “infantilizzata” o, peggio ancora, ridicolizzata. Questo problema è vissuto in maniera particolarmente drammatica dalle donne e dagli omossessuali portatori di handicap. Inoltre, la famiglia e gli operatori considerano la sessualità dei disabili o come un tabù, oppure come una mera pulsione da soddisfare, ricorrendo alla masturbazione o alle prostitute.

Il dibattito sulla sessualità dei disabili si è aperto alla fine degli anni Ottanta e nel 1993 l’Assemblea generale dell’Onu ha pubblicato un documento nel quale è stato riconosciuto a tutti i portatori di handicap il diritto di fare esperienza della propria sessualità, di viverla all’interno di una relazione, di avere dei figli, di essere genitori, di essere sostenuti nell’educazione della prole da tutti i servizi che la società prevede per i normodotati e, non ultimo, riconosce il diritto di ricevere un’educazione sessuale. Molti paesi europei si sono attivati e, anche per migliorare la qualità della vita dei portatori di handicap, hanno introdotto la figura dell’assistente sessuale. In Italia si è appena aperta la discussione. Che fare, dunque? Perché non dare ai disabili la possibilità di scegliere?

  • Secondo alcune correnti di pensiero, l’assistenza sessuale è paragonata alla prostituzione. Esistono delle differenze? Quali sono? Quali diversi servizi offre un’assistente? Quali sono le differenti implicazioni dal punto di vista legale?
  • In molti paesi europei l’assistenza sessuale è legalizzata. Tuttavia, in ciascun paese, la professione è esercitata in maniera diversa. Per esempio, durante l’incontro tra assistente e assistito, in alcuni paesi è permessa la penetrazione; mentre in altri gli incontri si limitano a massaggi e carezze. Come si struttura l’assistenza sessuale nei diversi paesi europei? Perché questa differenza? Quali sono, invece, i tratti comuni?
  • Prima di esercitare l’attività, l’assistente sessuale deve seguire un corso di formazione professionale che comprenda lo studio di determinate materie. Come sono strutturati questi corsi? Chi li promuove? Quanto costano? Perché una persona sceglie di intraprendere questa professione?
  • Come vivono i disabili omosessuali la loro sessualità? Esistono degli assistenti sessuali per loro? Per questo tipo di assistenza c’è un differente percorso formativo? Gli assistenti sessuali come si relazionano in questi casi con l’assistito?
  • La negazione della sessualità e dell’autoerotismo dei portatori di handicap è più forte per le donne disabili. Perché persiste questa diffidenza? Come vivono le donne disabili questa condizione?
  • La sessualità dei disabili psichici è considerata la più complessa. Come vivono i portatori di un handicap mentale la propria sfera sessuale? Per loro sarebbe utile l’assistenza sessuale? Che diverso approccio dovrebbero avere gli assistenti?
  • Se dovesse essere introdotta l’assistenza sessuale, quale sarebbe l’iter legislativo da seguire? Ci sarebbero delle implicazioni per un’eventuale legalizzazione della prostituzione? Che cosa pensa il mondo politico di questa figura?
  • La mancanza dell’assistente sessuale in Italia viene spesso associata a un problema culturale. Perché? Come si sviluppa il dibattito sulla questione nel nostro paese? Perché questa reticenza? Cosa c’è di diverso rispetto agli altri paesi europei?

Link utili:

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.