Sequestrato il canile per la vivisezione. “Beagle maltrattati”

Corriere della Sera
Claudio del Frate

Tre persone – l’amministratrice, il direttore e il veterinario dell’allevamento – sono da ieri indagate per maltrattamento di animali: il blitz da un lato rappresenta una virata di 180 gradi della giustizia (Green Hill fino a ieri era ritenuta perfettamente in linea con i limiti di legge) e fa esultare decine di associazioni animaliste e ambientaliste che da oltre un anno hanno ingaggiato una battaglia per lo stop del canile controllato dalla multinazionale americana Marshall.

Gli agenti inviati dal pm Ambrogio Cassiani si sono presentati ieri mattina ai cancelli di via San Zeno: una mossa inattesa dagli animalisti per primi che, dopo aver presidiato per mesi Green Hill, ieri erano assenti. Alla base del sequestro c’è un esposto presentato da Legambiente e Lav (Lega anti vivisezione) che ha rappresentato un cambio di passo. La genesi dell’esposto è piuttosto singolare. Ad aprile gli animalisti effettuano un «assalto» a Montichiari e riescono a portarsi via alcuni cuccioli; cinque attivisti vengono arrestati nella circostanza. David Zanforlini, avvocato di una donna finita in carcere, riesce a ispezionare nell’ambito delle indagini difensive l’allevamento e quel che vede lo riversa alla Procura. «Formalmente – dice – i beagle mangiavano, erano puliti, non subivano sevizie. E per questo le denunce precedenti non avevano sortito effetto. Ma un cane, specie un segugio, deve essere libero di entrare in contatto con la natura, di muoversi, sentire odori. Cosa che invece a Green Hill era impedita. Anche questa a nostro giudizio è una forma di maltrattamento». Il pm ha ora nominato custodi giudiziari il sindaco di Montichiari Elena Zanola, l’Asl di Brescia e la stessa Green Hill: questo significa che gli animali non lasceranno l’allevamento. «E stata bloccata una fabbrica di dolore e sofferenza» commenta Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente.