Se la legge italiana impedisce di diventare genitori

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Ha destato molte perplessità la decisione della Corte Costituzionale che, chiamata a esprimersi sulla legittimità del divieto di fecondazione eterologa (cioè con gameti donati) previsto dalla legge 40, non è entrata nel merito dei ricorsi contro questo divieto, mali ha rinviati ai tribunali competenti per territorio. Una decisione, quindi, che non boccia la questione di incostituzionalità, ma neppure dà un via libera definitivo alla fecondazione eterologa, lasciando di fatto la situazione irrisolta e aperta agli scontri che da anni in Italia si accendono attorno alla procreazione assistita.

Aldilà delle discussioni ideologiche generate da questa sentenza, credo sia utile ragionare con calma sulle sue conseguenze. Vietando la fecondazione eterologa, la legge sancisce il divieto assoluto di diventare genitori con l’aiuto del seme di un donatore o dell’ovocita di una donatrice. Eppure in alcuni casi, per esempio per una coppia in cui il compagno è sterile o la donna non può più ovulare, questa è l’unica soluzione possibile. Il divieto dell’eterologa è assurdo, specie se confrontato con il permesso di adozione: non si capisce perché la legge dica no al concepimento di un bambino che per metà è figlio biologico di uno dei due genitori, e nello stesso tempo ammetta che un bimbo estraneo alla coppia possa essere adottato. Io penso che bisogna continuare a impegnarsi a fare campagne perché tutti coloro che desiderano un bambino, e non lo possono avere, possano beneficiare dell’aiuto che offre la scienza. C’è chi, per difendere la legge, si chiede perché mai dovremmo «forzare la mano» o andare contro alla natura, cercando le gravidanze a tutti i costi e andando ad arenarci in questioni etiche apparentemente irrisolvibili. La risposta è molto semplice: procreare è uno dei bisogni biologici primari dell’essere umano ed è un desiderio sacrosanto, ma la capacità di farlo è in diminuzione sia nelle donne che negli uomini. La causa di questa infertilità sempre più diffusa va cercata nella riduzione della diversità di ruoli fra i sessi che caratterizza sempre di più la nostra società, e che hai suoi effetti anche sulla biologia. Credo che sia inutile, piuttosto, andare contro la storia e contro l’evoluzione della nostra specie in nome di qualche principio o ideologia. Occorre, invece, che adattiamo le nostre scelte al cambiamento profondo che è davanti ai nostri occhi, e che affrontiamo il cuore del problema, che non è questa o quella legge, ma, appunto, la riduzione della fertilità. E soprattutto dobbiamo pensare al futuro, per lasciare ai nostri giovani, che sempre di più avranno il problema della sterilità, un sistema sociale che li aiuti, invece di penalizzarli.