Se la famiglia diventa un vizio

di Francesco Merlo

La famiglia è un’istituzione che si regge a fatica e che tutti dribblano con il tradimento, l’evasione, il divorzio, la Sacra Rota, persino con l’omicidio (o il suicidio). Ora "El Pais" ci informa che in Spagna, Paese di tutte le sperimentazioni, cresce il numero dei coniugi che, senza separarsi legalmente, vivono in case diverse, spesso con amici, e con i figli se ce ne sono. Si tratta di un’uscita, e magari di una possibile rifioritura della famiglia, certamente di una trasformazione che mitiga i traumi nella confusione, nel cameratismo, nell’andirivieni: senza rimproveri, senza guardarsi in cagnesco e senza andare dall’avvocato che monetizza, svilisce e umilia. Ci sono già famiglie plurime che sembrano fattorie di genitori, altre sono fondate su una fatica domestica quotidiana dove, nel migliore dei casi, le mogli diventano sorelle. Questa spagnola è il parcheggio dell’amore, l’ennesima prova che la famiglia è un artificio che ha bisogno di cure, invenzioni, stampelle, vacanze… Ed è difesa a spada teologica dispiegata solo da chi non si sposa, dai preti che pretendono di salvare una istituzione che non solo non conoscono, ma che nei fatti dileggiano con il loro voto di castità. Per gli altri la famiglia è come un vizio: vorresti smettere, ma non riesci a separarti dal piacere che fa male.