Giulio Sapelli, ordinario di storia economica all’Università di Milano, è uno dei membri del comitato in favore dell’astensione ai referendum: «Sono contrario all’edonismo della maternità ad ogni costo», spiega il professore. Ma perché un laico, un intellettuale riformista di area Ds come lei aderisce ad un’iniziativa che risponde alle sollecitazioni della Cei?
«E non posso essere anche un cattolico, seppure a modo mio? Io sono un laico ma non un ateo, diciamo che sono un cattolico eretico, alla Ernesto Bonaiuti, un modernista. Tra la posizione dei ds e quella della Cei non ho dubbi, scelgo di stare dalla parte di Santa Madre Chiesa. E poi ho deciso di aderire al comitato perché sono furiosamente contrario ad ogni tipo di referendum».
Non lo ritiene uno strumento di democrazia?
«Pensare che il popolo possa decidere della sua sorte è problematico e per questo è stata creata la democrazia rappresentativa di cui sono un tenace difensore, nonostante oggi i “migliori” non ci siano quasi più e gli eletti appaiano uguali al popolo. Ciò nonostante, appunto, dai referendum non possono che venire leggi nefaste».
E’ stato così anche sul divorzio e sull’aborto?
«Certo. Io sono favorevole al divorzio, anche se penso sia meglio evitarlo, e contrario all’aborto, ma comunque ritengo che le opinioni personali debbano essere distinte dalla laicità delle leggi dello Stato. Io non ho mai votato a nessun referendum perché credo sia necessario procedere sempre per via parlamentare. Sulla fecondazione assistita, ad esempio, condivido le osservazioni avanzate da Giuliano Amato».
Amato però, in una recente intervista al Corriere , ha giudicato sbagliato l’appello di Ruini all’astensione.
«La scelta dell’astensione è legata alla necessità di non produrre ulteriori lacerazioni nel Paese: non possiamo dividerci anche su un tema come quello della procreazione, che dovrebbe portare gioia e amore. Ruini ha espresso una posizione ragionevole e saggia, che mi trova pienamente d’accordo».
Ci sono posizioni del Vaticano che invece non condivide?
«Non credo ad esempio nell’infallibilità del Pontefice e non penso ci debba essere una dottrina sociale della Chiesa. Condivido invece la posizione sulla fecondazione assistita: c’è molta ragionevolezza e comprensione delle persone in carne e ossa».
L’esito dei referendum sul divorzio e sull’aborto però hanno dimostrato che i credenti non sempre seguono le indicazioni delle gerarchie vaticane.
«Questa società dei diritti ha distrutto anche la fede, trasformandola in religione, una specie di supermercato dove ognuno prende quel che gli pare. C’è una minoranza di persone che, come me, ha fede in Dio e nei valori del Vangelo. Poi c’è la massa dei credenti legati alla religione come abitudine, che credono come pare a loro. E’ quindi normale che abbiano costumi diversi da quelli indicati dalla Chiesa».
Il comitato dice che «la legge 40 merita di essere difesa». Non serve nessun miglioramento?
«Questa società dei diritti ci ha rovinato: con tanti bambini abbandonati e orfani, perché incaponirsi ad avere figli? Detto questo, non sono d’accordo con chi dice che questa legge mette fine al “far west”, perché mi sembra che i medici abbiano finora agito con razionalità. Anzi, forse ci siamo spinti un po’ oltre nel regolamentare la materia». Cosa intende? «Sulla questione del numero massimo di embrioni si poteva restare un po’ più generici e dare fiducia ai medici. Comunque, ribadisco che la legge può essere migliorata solo per via parlamentare perché il referendum la peggiorerebbe».
Sapelli: dai referendum solo catastrofi, sto con Ruini
di Livia Michilli
«Sono contrario all’edonismo della maternità, perché incaponirsi ad avere figli? La posizione dei vescovi è ragionevole e saggia»