Rutelli si astiene. Terremoto nell’Unione divisa.

Bindi: un leader non può parlare a titolo personale. Il presidente Dl: il sì fa un macello Attacchi da Ds, laici e perfino dalla Margherita. di MARIO STANGANELLI, da Il Messaggero

ROMA – Astensione, motivata «come politico e parlamentare, non come presidente della Margherita che consente ad ogni suo iscritto di esprimersi in piena libertà». Questa la scelta per i referendum del 12 giugno di Francesco Rutelli illustrata ieri a Roma davanti a un buon numero di giornalisti e a un gruppetto di fedelissimi. Astensione che, oltre ad essere «perfettamente legittima», costituisce per il leader dl «la risposta giusta a questi referendum», che hanno spinto a una «semplificazione inadeguata» una materia «estremamente complessa e varia» condensata nei 4 quesiti. Di qui il «rifiuto politico più efficace per rigettare questa contesa e questi quesiti». Una scelta, l’astensione – dice Rutelli – che si contrappone a quella di votare no, «testimonianza rispettabile ma che aiuta involontariamente i promotori del sì e che, in una contesa politica, non corrisponde allo strumento più efficace a raggiungere il risultato». L’ex sindaco di Roma – che tuttavia ammette la necessità di migliorare la legge 40 nei suoi aspetti più controversi – fa poi una graduatoria funzionale delle varie opzioni che si presenteranno all’elettore del 12 giugno: «Il sì farebbe un macello lasciando una legislazione inaccettabile; il no imbalsamerebbe per sempre la legge attuale; l’astensione, invece, col mancato quorum, lascerebbe la strada aperta a modificare la legge».
Rutelli difende anche, da differenti punti di vista, la sua scelta, addossando in primo luogo ai promotori dei referendum «l’onere di dimostrare di non rappresentare un’esigua minoranza del popolo». Ma soprattutto lamentando che «il referendum contrasta con il programma dell’Ulivo» e accusando i partner dell’Unione di aver compiuto «l’errore di promuovere unilateralmente, in quanto partiti, i referendum senza darne informazione agli alleati, e spingendosi, almeno alcuni, a sostenere il quesito integralmente abrogativo che se fosse stato ammissibile avrebbe portato ad approdi imbarazzanti». E a questi ipotetici approdi Rutelli ha dedicato parte della sua lunga esposizione: clonazione umana, utero in affitto, fecondazione post mortem, pratiche eugenetiche, sono le fosche prospettive di fronte alle quali Rutelli ha chiesto «una presa di responsabilità della politica, una consapevolezza dei limiti che la scienza non può superare».
La presa di posizione del presidente della Margherita ha prodotto un nuovo strappo nell’Unione, anche all’interno del suo stesso partito. Il ds Enrico Morando, membro del comitato per il sì, ha osservato: «Perché Rutelli s’inventa che i referendari dell’Ulivo sono arrivati a sostenere il referendum interamente abrogativo? E’ semplicissimo: per poter poi sostenere senza onere di prova che la vittoria dei sì