Le file degli astensionisti ai referendum sulla procreazione si allargano con un’adesione di rilievo anche se non del tutto inattesa, quella di Francesco Rutelli che stamattina in un incontro pubblico annuncerà la sua scelta di disertare il seggio elettorale il 12 giugno. Il leader della Margherita intende tuttavia dare alla sua decisione un carattere «personale» non proponendola come un’indicazione di voto per seguaci ed amici. Anche all’interno della sua stessa famiglia, dal momento che la moglie di Rutelli, Barbara Palombelli, ha già annunciato i suoi quattro sì contro la legge 40.
Ad aver scelto da tempo, e per il sì, è invece Piero Fassino che, in una lettera aperta a tutti i segretari di sezione dei Ds su l’Unità, lancia un appello alla mobililazione in vista della consultazione del 12. Il leader della Quercia afferma tra l’altro che «la campagna per l’astensione appare sbagliata: perché di fatto rifiuta il dialogo e il confronto di merito; si sottrae all’impegno teso a informare i cittadini sui contenuti della legge e sugli effetti del referendum; scommette sull’indifferenza piuttosto che sulla partecipazione consapevole». E’ in questa luce che Fassino sottolinea l’importanza dell’impegno di ogni iscritto ai Ds nella battaglia per il raggiungimento del quorum.
Decisamente dalla parte del referendum si schiera anche Vasco Rossi: «Vorrei che questa legge venisse cambiata per avvicinarla all’umanità e i suoi bisogni», dice la rock star osservando che la trovata di ricorrere all’astensionismo, «facendo conto su quel 20 per cento sicuro e fisiologico di gente che non va a votare per invalidare il referendum è un vero scherzo da prete». Intanto i radicali non desistono col loro presidio davanti a palazzo Chigi a sostegno della legalità della prova referendaria, specie per quegli aspetti di dubbia regolarità che ne influenzano il quorum. Ieri Capezzone, Cappato e Rita Bernardini hanno sottolineato come ai 9.000 militari italiani impegnati all’estero, il cui numero concorre a determinare la soglia per la validità del referendum, viene però negato il diritto di voto.
A questa e ad altre contestazioni riguardanti i nostri connazionali all’estero, replica seccamente dal Viminale Beppe Pisanu: «Il ministro dell’interno – detta una nota – non si lascerà coinvolgere nelle strumentali polemiche di questi giorni sul computo degli italiani all’estero per la determinazione del quorum». Giudicato «inaccettabile il livello di confusione e disinformazione» su queste vicende, il ministro precisa ancora che gli italiani all’estero aventi diritto al voto sono 2 milioni 665 mila 081. La nota del Viminale ricorda poi che altri 5.676 aventi diritto non potranno ricevere i plichi per il voto perché risiedono in Paesi con i quali non è stata possibile siglare la convenzione del voto per posta, ma il loro numero verrà egualmente calcolato per il quorum, perché gli stessi elettori «avranno la possibilità di votare in Italia, come in passato, avvalendosi delle agevolazioni di legge».
La risposta di Pisanu a Daniele Capezzone è sembrata una provocazione: «Il comportamento del ministro – afferma il segretario radicale- è inaudito e sfacciato: di fatto conferma tutte le nostre denunce, difende le illegalità in atto e la truffa del quorum, non risponde sui militari all’estero e aggiunge perfino la beffa al danno, invitando alcuni connazionali all’estero a rientrare in Italia per il voto».
Intanto i referendari confermano l’appuntamento clou della campagna per il 7: concerto a piazza Navona, presente il comitato delle donne laico-liberali per il sì, Emma Bonino in testa. Previsti collegamenti con l’Ambra Jovinelli, sul palco Sabrina Ferilli e i gruppi della sinistra e con il governatore della Puglia, Nichi Vendola, da Bari.