Ruini detta i tempi della procreazione

Iaia Vantaggiato
A poche ore dall’esito del voto, già parte la campagna postreferendaria. Con Carlo Flamigni in testa che apre alla stagione dei ricorsi e l’intera segreteria Ds che rilancia un nuovo dialogo col parlamento. A guidare la campagna è ancora l’eminenza grigia della Conferenza episcopale italiana; il cardinal Mazarino dei nostri giorni, la testa di ponte della Santa Sede, il più importante uomo politico del Vaticano che incassata la vittoria elettorale non può che spingersi oltre, sino a dettare nuove scadenze.

«Sul tema della fecondazione assistita – dice Camillo Ruini intervenendo dai microfoni di Radio Vaticana – credo che adesso, in Parlamento, non possa succedere niente perché è necessario aspettare i tempi della sperimentazione. Poi, se si riterranno opportune, potranno essere introdotte piccole e leggere modifiche. Non certo gli stravolgimenti che avevano ipotizzato i quesiti referendari.»

Ruini torna quindi a spiegare il mancato raggiungimento del quorum con la «maturità del popolo italiano che si è rifiutato di pronunciarsi su quesiti tecnici e complessi», un popolo «che ama la vita e diffida di una scienza che pretende di manipolarla». Segue incensamento del mondo cattolico che – messe in sordina le tante voci di dissenso – avrebbe dato, compattamente, ottima testimonianza di sé.

Ma il capolavoro di Ruini è l’abbraccio sfrenato con quei laici – «assai si gnificativi culturalmente, socialmente e politicamente» – che hanno condiviso in pieno e portato avanti con grande coraggio «la linea della difesa del valore dell’uomo in quanto tale». Giuliano Ferrara sentitamente ringrazia. Nnn si sa se in quanto laico o in quanto clericale.

E sempre per rimanere in tema, il vicario del papa tiene a precisare: «Se per laicità dello stato si intende che la chiesa non può avere una espressone pubblica, allora non si tratta di laicità ma di laicismo». Sottigliezze, si dirà, alle quali però il vaticano sembra tenere moltissimo.

Triste il commento del segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone: «Ruini? Non so se ora vuole anche dettare i tempi dell’attività parlamentare». Dello stesso tono le valutazioni di Lanfranco Turci della direzione dei Ds che si dichiara sconcertato dalle dichiarazioni del presidente della Conferenza episcopale: «Capisco l’euforia ma quando il vaticano dice ‘noi non intendiamo cambiare la legge sull’aborto’, mi chiedo: le leggi le fa il parlamento o la Cei?». Chi può dirlo? Forse il solo Giovanardi che – sicuro come sempre – afferma: «Il verdetto è stato chiaro e i capisaldi della legge 40 – confermati dal voto popolare – non vanno toccati». Parla, Giovanardi, della tutela del concepito e del divieto di fecondazione eterologa». Quanto al resto, il ministro dei rapporti con il parlamento si dice d’accordo con Ruini: prima sperimentiamo, poi decidiamo.