“Ru486 senza ricovero”, la sfida di Torino

Sara Strippoli

 Ru486Da fine febbraio le  donne piemontesi potranno  abortire con la pillola Ru486.  Appena il farmaco sarà a disposizione,  l’ospedale Sant’Anna di  Torino, dove nel 2005 si è svolta  la sperimentazione che aveva  scatenato le reazioni dell’allora  ministro Francesco Storace, è  pronto a partire con l’aborto farmacologico.  Il protocollo studiato  dal gruppo di lavo ro regionale  nominato dall’assessore  alla sanità Eleonora Artesio indica  che non ci saranno diktat  esterni: a scegliere l`eventuale  ricovero o il day hospital saranno  la donna e il medico, che insieme  valuteranno le condizioni  fisiche e psicologiche, la situazione  familiare, tutte quelle  variabili che possono indirizzare  la scelta in un verso o nell`altro.  Una scelta che peraltro potrà  essere cambiata in caso di  necessità.

«Abbiamo imboccato  la via del pragmatismo, mettendo  da parte ogni posizione  ideologica che su questo tema  rischia di essere solo dannosa»,  spiega Walter Arossa, il direttore  generale dell`azienda Oirm  Sant’Anna-Regina Margherita.  «Non sono arrivate linee guida  del ministero che prevedano indicazioni diverse, in quel caso  non potremmo non adeguarci»,  chiarisce ancora.  La commissione regionale  piemontese si incontrerà ancora  una volta, ma il protocollo di  applicazione è ormai definito:  nessun ricovero obbligatorio fra  la prima e la seconda somministrazione  del farmaco abortivo,  ma neppure la scelta netta del  day hospital. La decisione spetta  ai medici e alle donne che insieme  sceglieranno il percorso  ritenuto più adeguato. «Anche  le paure della donna all’inizio  potrebbero giocare un ruolo. Se  il ricovero potrà tranquillizzarle  saranno ricoverate – dice il ginecologo  radicale Silvio Viale,  che ha condotto la sperimentazione  e al Sant’Anna è responsabile  dell’Ivg, l’interruzione volontaria  di gravidanza – anche  se la mia esperienza mi insegna  che con il tempo la stragrande  maggioranza delle donne preferirà  andare a casa».

Saranno rispettate  le procedure previste  dalla legge 194 e le donne firmeranno  un consenso informato al  quale saranno affiancate delle  note informative.  Se il Piemonte ha preferito  puntare sulla libertà di scelta,  l’Emilia Romagna, dove finora   la pillola abortiva veniva importata  direttamente, ha invece intenzione  di proseguire con il day  hospital. Il ginecologo Corrado  Melega dell’ospedale Maggiore  di Bologna conferma: «Si prosegue  senza ricovero, rispettando  le indicazioni dell’Alfa, l’agenzia  italiana per il farmaco che  non entra nel merito del ricovero  e seguendo le linee della Società italiana di  ostetricia e ginecologia».  Parole in linea con  quanto dichiarato a dicembre  dall’assessore emiliano Giovanni  Bissoni: «Rispettiamo  l`autonomia dei professionisti e  la legge 194».

Diversa la posizione  della Lombardia, orientata  verso il ricovero e negli ultimi  mesi al lavoro per garantire i posti  letto necessari.  Secondo il modello già seguito  con la sperimentazione condotta  al Sant’Anna – in nove  mesi, dal settembre del 2005,  362 donne hanno abortito con la  pillola abortiva- si potrà somministrare  la Ru486 su quattro o  sei pazienti al giorno due volte  alla settimana, spiega Silvio Viale.  I posti letto per il ricovero ci  sono e le richieste sono in aumento:  «Ogni giorno ci chiamano  decine di donne che vogliono  sapere quando iniziamo».  

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