Il sottosegretario alla salute Martini invoca un nuovo intervento dell’Aifa.
“Usare a casa la RU486 vuol dire finire dritti in tribunale”, Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, entra in modo piuttosto brusco sul dibattito mai terminato intorno alla pillola abortiva. E precisa: “Se qualcuno si illude che con la pillola RU486 si possa fare l’aborto fai da te da casa, sappia che andrebbe contro la legge 194, e che noi interverremo a tutela di questa legge che non consente la banalizzazione dell’aborto”.
La polemica è tornata rovente dopo che il professor Sergio Pecorella, presidente dell’Aifa, commentato la conferma della delibera sulla commercializzazione anche in Italia della Ru486 espressa dall’Autorità sul farmaco, a proposito delle critiche che arrivano da alcuni esponenti del Governo ha dichiarato: “Questo rimprovero non ha senso. Perché da 3 anni il farmaco viene importato in Italia grazie a un decreto ministeriale che porta la firma di Storace, Turco e Sacconi”.
Sacconi replica a Pecorella
Le affermazioni di Pecorella, riportate dal Corriere della Sera di oggi, hanno scatenato la reazione piccata dell’attuale ministro del Welfare, Maurizio Sacconi che affida a una nota la risposta al presidente dell’Aifa: “In relazione alla «sgradevole» affermazione del presidente dell’Aifa, «si precisa che non è stato sottoposto, nell’arco temporale dall’insediamento del ministro Sacconi a oggi, alcun atto o documento alla sua firma (né a quella del viceministro) che abbia come oggetto l’importazione del farmaco in questione”.
Il sottosegratrio alla Salute chiede un nuovo ontervento dell’Aifa
Non solo. Nel dibattito si inserisce anche il sottosegretario Francesca Marini, che con gentilezza sollecita l’Aifa affinché elabori una circolare con cui accoglie le istanze del Governo. “Con l’Aifa c’è un dialogo di collaborazione, soprattutto sul fronte della valutazione del rischio legato a una non chiarezza di intenti”, dichiara martini, “L’Aifa potrebbe far seguire una circolare applicativa, come strumento per recepire le istanze sollevate”.
L’Ru486 in commercio in Italia al più presto
L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) non modificherà la delibera per l’immissione in commercio della pillola Ru486, la "pillola abortiva", come era stato richiesto da una lettera del ministro del Welfare Maurizio Sacconi.
Questa la decisione presa dal consiglio d’amministrazione dell’Agenzia del Farmaco dopo oltre due ore di riunione.
Secondo quanto si apprende, il Cda ha deciso che non è compito dell’Aifa prevedere quale tipo di ricovero sia necessario per la somministrazione della pillola, che spetta invece a governo e Regioni. Una risposta ferma alle pressioni esercitate da Sacconi e dal governo di cui il ministro fa parte per frapporre ulteriori ostacoli all’introduzione di una pillola usata in tutta Europa da vent’anni.
E Sacconi attacca l’Aifa
Inevitabile (o quasi) l’attacco del ministro del Welfare. Secondo Sacconi, non è stata chiarita la questione della necessità del ricovero ordinario in ospedale per l’uso della pillola abortiva ru48.
"L’Aifa – aggiunge il ministro – non ha voluto chiarire in modo definitivo se abbia ragione il Presidente dell’Agenzia, professor Sergio Pecorelli, che in più occasioni mi ha personalmente ribadito essere necessario il ‘ricovero ospedaliero ordinario’, o se, al contrario, abbia ragione il consigliere dell’Agenzia Giovanni Bissoni, Assessore della Regione Emilia-Romagna, che ha pubblicamente affermato essere sufficiente il day hospital".
Sacconi vuole, evidentemente, che l’Aifa tolga al governo – e alla maggioranza che lo sostiene, che in merito ha posizioni divergenti perfino tra il capogruppo del Pdl alla Camera e quello al Senato – le castagne dal fuoco.
Il dottor Arisi: è in realtà un attacco all’aborto
Il dottor Emilio Arisi, direttore dell’Unità ospedaliera Ostetricia e ginecologia dell’Ospedale Regionale santa Chiara di Trento, sul numero del Salvagente in edicola da domani, spiega l’assurdità di questo attacco.
Ne anticipiano – qui di seguito – il testo, molto articolato e documentato, per i nostri lettori.
Assurdo che si faccia tutto in ospedale
Le conclusioni del lavoro della Commissione del Senato sul Mifepristone (RU-486) sono state subito recepite dal ministro Sacconi, che afferma “S’ha da fare in ospedale dall’inizio alla fine!”. Viene subito da osservare come queste conclusioni siano lontane dalle scelte operate pressoché in tutta Europa e in tutto il Mondo, dalla Francia alla Gran Bretagna agli USA, dove l’aborto medico viene condotto in regime di Day Hospital (DH).
In Francia somministrata anche in ambulatorio
Anzi vi sono anche esperienze di somministrazione del farmaco in regime ambulatoriale (ad esempio in Francia), pur sotto il controllo del medico. Va anche osservato come dal momento della sua approvazione in Francia, nel 1988, l’utilizzo del farmaco si sia progressivamente esteso in tutti i paesi d’Europa ed in molti paesi del mondo, proprio perché metodo maneggevole e scevro da grosse complicanze, portando i numeri dell’aborto medico a parecchi milioni nel mondo.
Ci sono rischi? Come per l’Aspirina
Certo i dati della letteratura dicono che vi sono anche rischi ad utilizzare la RU-486, incluso il rischio di infezioni e di morte, ma ve ne sono anche nell’aborto chirurgico, e forse ve ne sono meno nell’aborto medico che in quello chirurgico. In ogni caso vi sono meno rischi ad usare la RU-486 che ad usare molti altri farmaci, dall’aspirina agli antibiotici, e nessuno degli ineffabili membri della Commissione si è mai sognato, credo, di pretenderne il blocco al commercio. Insomma delle due l’una, o noi italiani siamo gli unici al mondo a vedere l’eccesso di pericolosità dell’aborto medico per la salute della donna, e gli altri sono dei terribili superficiali ed ignoranti, oppure noi italiani non sappiamo leggere la ampia letteratura pubblicata nel settore, compresi anche alcuni lavori italiani.
Per ora le iniziative del ministro non incidono sull’aborto medico
Dal punto di vista pratico per il momento le decisioni del Ministro, fino a che non saranno consacrate in termini ufficiali, non smuoveranno nulla nell’atteggiamento dei centri italiani che attuano l’aborto medico; essi continueranno ad importare il farmaco dalla Francia, come fatto fino ad oggi, per ogni singola donna. Quando vi saranno documenti ministeriali da meditare, lo faranno e tireranno le loro conclusioni.
Il ricovero coatto va criticato almeno per 4 ragioni
In quanto alla obbligatorietà di un ricovero ordinario della durata di alcuni giorni, esso è dal punto di vista pratico da criticare per molte ragioni, ed il ricovero in DH andrebbe invece preferito.
Primo, perché il DH ha uguale dignità del ricovero ordinario, utilizzandolo secondo criteri scientifici, cioè secondo i diversi casi clinici, come viene consigliato dalal “buona pratica clinica”.
Secondo, perché il ricovero ordinario ingolferebbe inutilmente le corsie degli ospedali, con costi elevati per la sanità, per cui non lo farebbe “quasi” nessuno.
Terzo, il ricovero ordinario non salvaguarda affatto meglio la salute della donna, perché con l’attuale DH essa è ben salvaguardata, come dimostrano le esperienze internazionali ed anche le nostre pur piccole esperienze italiane.
Quarto, la donna non accetterebbe una lunga permanenza in ospedale per l’aborto medico a fronte di un aborto chirurgico che solitamente implica un ricovero in DH di un solo giorno, e firmerebbe la cartella con richiesta di allontanarsi precocemente.
Si vuole solo riaprire la battaglia contro l’aborto
Risulta dunque del tutto chiaro che la maggioranza, che ha sottoscritto il documento ed ha messo in bocca al ministro Sacconi il suo diktat, vuole semplicemente riaprire una battaglia contro l’aborto tout-court ed ha pensato di trovare qui una buona occasione. Non si tratta dunque di una questione medica, come la Commissione ed i suoi fedelissimi sostenitori vorrebbero farci credere. Si tratta piuttosto di una ripresa di oscurantismo, rispetto ad una legge approvata dalla maggioranza del Parlamento nel 1974 e sancita ulteriormente da un referendum il 17 maggio 1981. Una legge che ha salvato la vita di molte donne e che ha permesso alla società italiana ed alla organizzazione sanitaria di spostare l’accento sulla prevenzione dell’aborto, i cui numeri negli anni sono andati infatti diminuendo, dimezzandosi dal 1982 ad oggi.
Hanno dimenticato l’aborto clandestino?
Forse molte di queste persone (a parte qualche Sottosegretario dalla evidente memoria breve) non c’erano quando l’aborto clandestino mieteva vittime, portava infezioni e gravi emorragie. Né pensino che l’aborto chirurgico e medico l’abbiano inventato quelli che oggi negli ospedali applicano questa legge. L’aborto c’è sempre stato, come fatto biologico ineluttabilmente legato alla sessualita’ e riducibile solo con un uso esteso e corretto della contraccezione sicura.
A Trento l’esperienza va avanti senza problemi dal 2006
Per quanto infine riguarda la nostra particolare esperienza in Italia, conviene osservare che in questi ultimi tre anni si sono fatti poco più di mille aborti medici l’anno.
Per parte nostra a Trento dal gennaio 2006 fino a luglio 2009 abbiamo fatto 376 aborti medici. Il 4.7 % di queste donne ha dovuto ricorrere ad una procedura chirurgica, e ciò è in linea con i dati della letteratura internazionale. Non abbiamo mai osservato situazioni a rischio, come emorragie od infezioni, tali da mettere a repentaglio la vita della donna, pur con una gestione avvenuta sempre in DH.
Forse la donna rischia di più con l’aborto spontaneo o con una gravidanza extrauterina, condizioni per le quali si ricovera spesso in situazioni di urgenza/emergenza per collasso o per emorragia esterna od intra-addominale.
Ma dovremmo ricoverare le donne già dal momento in cui esprimono un desiderio di gravidanza per prevenire queste gravi situazioni?
@ 2009 Associazione Luca Coscioni. Creative Commons: Attribuzione 2.5