Gli scienziati: tra dieci anni procreazione anche senza gli uomini con sperma da cellule femminili
Creati per la prima volta spermatozoi in vitro all’Università di Newcastle, in Gran Bretagna. Ma è già polemica nel mondo scientifico. C’è scetticismo sulla possibilità che gli spermatozoi possano rappresentare un sostituto perfetto di quelli umani. Il team di ricercatori cui va il merito di questo nuovo traguardo nel campo delle biotecnologie è guidato dal professor Karim Nayernia, luminare del settore e docente di biologia delle cellule staminali all’Università di Newcastle.
Lo scienziato ha spiegato come si è arrivati tecnicamente alla produzione dello sperma in provetta. L’esperimento, realizzato in collaborazione con il North-East England Stem Cell Institute (Nesci), è stato effettuato utilizzando staminali maschili donate in seguito alla fertilizzazione in vitro, rimosse quando l’embrione aveva pochi giorni di vita, per essere poi conservate in nitrogeno liquido. Successivamente, le cellule sono state portate alla temperatura corporea per farle crescere. La conversione in spermatociti con soli 23 cromosomi è stata ottenuta, poi, utilizzando sostanze chimiche e vitamine. «Si tratta di uno sviluppo importante perché permette ai ricercatori di studiare in dettaglio come lo sperma viene creato e di capire meglio le cause dell’infertilità maschile. Questo potrebbe aiutarci a trovare nuovi mezzi per venire incontro alle coppie che non possono avere figli ad avere un bambino che è geneticamente figlio loro», ha dichiarato Nayernia, che ha sostenuto che l’esperimento è stato effettuato, appunto, nell’ambito di una ricerca per la cura dell’infertilità maschile. Secondo gli scienziati di Newcastle serviranno almeno dieci anni di studi ulteriori per perfezionare ed utilizzare la tecnica dell’esperimento. In campo scientifico si sono levate voci di dissenso sull’esperimento di Newcastle, i cui risultati sono stati pubblicati sulla «Sterri Cells and Development».
Secondo Robin Lovell-Badge, esperto in spermatozoi del National institute for medical research di Londra, sono necessari altri esperimenti prove prima di poter affermare che gli spermatozoi in vitro «siano in buona salute o siano un sostituto perfetto degli spermatozoi umani» di conseguenza, «prima di impiegarli in qualche test, occorre verificare ulteriormente». Dello stesso avviso il dottor Allan Pacey dell’Università di Sheffield, che non è convito che gli spermatozoi prodotti in vitro dai ricercatori di Newcastle siano pienamente sviluppati. «Sono spermatozoi in una fase troppo iniziale. Servono test di funzionalità per capire cosa esattamente è stato ottenuto», ha dichiarato lo scienziato agnostico. Le polemiche non sono che agli inizi. Soprattutto, considerando il fatto che nel presentare i risultati dello studio i ricercatori hanno azzardato l’ipotesi che nell’arco di una decina di anni la tecnica che hanno sviluppato, oltre a curare la sterilità maschile, potrebbe spingersi oltre. Non sarebbe infatti da escludere che nel futuro si arrivi a produrre sperma utilizzando cellule staminali femminili. Il che permetterebbe alle donne di fare a meno degli uomini per procreare. Nel tentativo di mettere a tacere le polemiche, il professor Nayernia ha sottolineato che per la produzione dello sperma in vitro resta essenziale la presenza del cromosoma «Y». Quindi, almeno per un po` i maschietti possono dormire sonni tranquilli. Soprattutto perché la normativa vigente in materia in Gran Bretagna, lo «Human Fertilisation and Embryology Act» del 2008, vieta il ricorso a sperma e ovuli artificiali per la cura delle infertilità.