“L’Unione è sparita”. Fassino: i nostri sì sono per la vita.
Marco Pannella accusa il centrosinistra di non fare sul serio nella battaglia per il voto sulla procreazione assistita. “L’Unione è assolutamente scomparsa, in quanto tale, a cominciare dal suo leader designato, dallo scontro sul referendum”, dichiara il leader radicale. Voto o non voto: restano questi i termini del dibattito politico sulla procreazione quando manca una manciata di giorni allo show down. Ieri sono scesi in campo a dire la loro anche i nostalgici della corona: l’Unione monarchica fa sapere che oltre il 70 per cento dei presenti ai lavori del consiglio nazionale non andrà a votare.
Una parte del centrosinistra alza il volume di fuoco contro la scelta di disertare le urne, che ha visto sabato come massimo alfiere il presidente del Senato Marcello Pera. Il segretario della Quercia Fassino rilancia la tesi che “i nostri quattro Sì sono per la vita” e aggiunge che “non c’è nulla di illegittimo nell’astenersi o nel proporre l’astensione”.
L’importante, però, è non far credere che disertare le urne sia un non pronunciamento. “Chi deciderà di non pronunciarsi lo può fare, invece, in un modo più limpido e corretto: votando scheda bianca”, ripete Fassino, “il non voto è un trucco”. Più critico verso Pera il capogruppo Ds alla Camera Luciano Violante che “apprezza” il riserbo di Ciampi ed è “dispiaciuto, sinceramente e rispettosamente, di non poter dire lo stesso” del presidente di Palazzo Madama.
Dal Papa, che ha scelto Bari e il congresso eucaristico per il suo primo viaggio apostolico, neanche un accenno al referendum. Ma questo non ha impedito al segretario dei radicali italiani Daniele Capezzone di sfoderare l’ennesima critica alle gerarchie ecclesiastiche. “L’Italia è una repubblica sotto tutela Vaticana?” chiede Capezzone per il quale “l’ingerenza è già nelle cose, indipendentemente dalle cose dette o non dette, oggi o domani, da Papa Benedetto XVI”.
E se il socialista Enrico Boselli, che ha riunito il consiglio nazionale dello Sdi, usa toni pacati e si augura che i Sì vincano perché questo “può rappresentare un passo avanti” rispetto ad una legge che “ha ridotto i diritti civili e le libertà per tante donne”, il verde Paolo Cento tuona contro il tentativo di usare questo referendum per intaccare la legge sull’aborto e minaccia una “forte opposizione” non solo in Parlamento.