Referendum: il punto di vista cattolico

Ho letto gli articoli pubblicati su vivicorato.it in merito alla legge sulla procreazione medicalmente assistita. Ho anche avuto modo di ascoltare e vedere come tale argomento viene affrontato sui media e ritengo utile oltre che corretto segnalarvi il seguente testo che riporta le riflessioni di un medico, quindi di un esperto, sul tema. E’ inutile sottolineare che condivido pienamente quanto riportato. Spero di leggerlo sul sito. Saluti.

Legge sulla procreazione medicalmente assistita. Cosa fare? Perché?

SIGNIFICATO E CONSEGUENZE DEI QUESITI AMMESSI AL REFERENDUM di Alfredo Anzani, vice presidente della Federazione Europea Associazioni Medici Cattolici (FEAMC)

Dei cinque quesiti sottoposti a referendum, quattro sono stati ammessi dalla Consulta. Non è stato ammesso quello posto dai Radicali Italiani che voleva cancellare completamente la legge 40, del 19 febbraio 2004, dal titolo “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”. I cittadini italiani saranno chiamati ad andare alle urne nella prossima primavera per esprimere il loro sì, se intendono abrogare alcuni articoli della legge in questione, il loro no se intendono mantenerli così come scritti nella legge stessa. Mai, come in questo specifico caso, è necessario esercitare la virtù della pazienza, unita alla pacatezza e al il desiderio di ragionare, per poter capire con la propria intelligenza la necessità di cogliere la verità che è in gioco. Non è da persona intelligente e libera farsi sopraffare dal bombardamento mediatico (giornali, televisioni) che fa leva sul sensazionale o sul dato emotivo. Occorre ragionare e motivare le proprie argomentazioni con appropriate
documentazioni. Per questo non può essere lasciato spazio al linguaggio basato su slogan o su pseudo se non false notizie scientifiche. In gioco è la vita umana e spetta a tutti, credenti e non credenti, il compito di garantirla e di tutelarla.

PRIMO QUESITO
Il primo dei quattro referendum abrogativi parziali riguarda le norme che regolano l’accesso alle pratiche di procreazione medicalmente assistita e la destinazione degli embrioni all’impianto. Il quesito, in particolare, mira ad abolire il vincolo che per accedere alla procreazione assistita la coppia debba avere “problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana”; che “il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico”.
Ancora, il quesito vuol abrogare la “gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari”; vuole togliere il termine all’espressione della volontà di accedere alle tecniche, da parte della coppia, stabilito “fino al momento della fecondazione dell’ovulo”; vuole abolire ogni limite alla produzione di embrioni (“non superiore a tre”) dando la possibilità, poi, di rifiutare qualunque impianto anche dopo la formazione degli embrioni.

SE SI VOTA SÌ AL PRIMO QUESITO, COSA SUCCEDE?
1. Può accedere alle pratiche di procreazione medicalmente assistita non solo la coppia sterile, ma qualsiasi tipo di coppia che vuole soddisfare, attraverso il ricorso alla tecnica, il proprio desiderio di avere un figlio a tutti i costi.
2. L’abolizione di un percorso graduale di diagnosi e di terapia va contro qualsiasi normale comportamento medico.
3. Abolire ogni limite alla produzione di embrioni e il termine di ripensamento da parte della coppia, comporta un aumento di embrioni destinati ad essere congelati ed inutilizzati.
4. Verrebbe permessa la selezione eugenetica dei figli sani in caso di coppie portatrici di malattie genetiche.

SECONDO QUESITO
Il secondo referendum parziale richiede, in aggiunta al primo, l’abrogazione della norma che afferma i diritti del concepito.
Si vuole abolire l’articolo della legge che recita: “Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito. Il ricorso alla
procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità”.

Viene poi richiesta l’abrogazione di altri articoli della legge, già compresi nel primo quesito. Questo primo articolo è molto importante perché riconosce i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito. Così facendo il legislatore ha voluto dare dignità all’essere umano sin dal suo concepimento. L’embrione umano appartiene alla specie umana, è essere umano, è vita, non è un oggetto, una cosa. A partire dalla fusione dei gameti (lo spermatozoo e l’ovulo) l’embrione umano vivente è un soggetto umano con una ben definita identità.
Da quel punto ha inizio un coordinato, continuo e graduale sviluppo, tale che in nessuno stadio ulteriore può essere considerato come un semplice accumulo di cellule: ciascuno di noi è stato un embrione a
quello stadio. E lo sviluppo prosegue, a meno che non intervenga una malattia (involontaria) o un’azione esterna (volontaria) che ponga fine alla sua esistenza. Non assistiamo a nessuna “ominizzazione” progressiva, ma solo a una maturazione di capacità possedute. Nessun “uomo in potenza”, ma subito “un reale essere umano personale”
che può maturarsi in quanto di fatto lo è già. L’embrione come individuo umano ha diritto alla vita, alla “sua” vita, alla propria integrità fisica. Ogni intervento eseguito su di lui deve essere fatto a suo unico vantaggio.

SE SI VOTA SÌ AL SECONDO QUESITO, COSA SUCCEDE?
1. L’embrione viene privato di ogni tutela, di ogni diritto, primo fra tutti quello di vivere. Attenzione, però, abrogando tutto l’articolo 1 della legge, viene privato di tutela non solo l’embrione, ma anche “tutti i soggetti coinvolti”, ivi compresa la donna. È questo che davvero si vuole? In realtà la volontà di chi ha proposto questo secondo quesito è quella di non dover mettere in discussione, con il riconoscimento dell’embrione come soggetto di diritti, la legge 194 del 1978 sull’aborto. Ma l’applicazione di tale legge è espressamente conservata dall’art. 14 di questa legge. Il referendum sarebbe dunque un passo ulteriore per togliere di mezzo lo statuto giuridico dell’embrione come soggetto umano.
2. Per il resto del quesito, vale quello riportato prima.

TERZO QUESITO
Il terzo referendum abrogativo parziale riguarda le norme della legge che vietano la sperimentazione sull’embrione e la clonazione. La legge vieta la produzione di embrioni umani a fini di ricerca, ogni forma di selezione eugenetica o manipolazione per alterarne il patrimonio genetico, ogni intervento di clonazione, la produzione di
ibridi tra gameti umani e gameti di specie diverse. Ancora, la legge vieta la crioconservazione degli embrioni.
Questo quesito referendario vuole abolire il divieto di sperimentazione sugli embrioni, vuole consentire la crioconservazione degli embrioni, vuole permettere la clonazione “mediante trasferimento di nucleo” .
Lo scopo, di questo quesito, è quello di permettere di effettuare ricerche con le cellule staminali embrionali, attraverso la cosiddetta “clonazione terapeutica”. Su questo punto occorre fare chiarezza contro una serie di mistificazioni.
Gli scienziati che conoscono la materia specifica, non i tuttologi che si esprimono su tutto lo scibile umano all’unico scopo di fare “audience” , affermano e continuano ad affermare che: “la legge 40 ha un vantaggio e cioè quello di impedire la creazione indiscriminata di embrioni umani senza controllo”.

“Come ricercatore laico ed agnostico mi baso solo sui dati oggettivi e se la gente crede che solo con gli embrioni si possano curare le malattie questo è dovuto ad una campagna di stampa martellante e distorta. Si è convinta la gente che ci sia solo un’alternativa, quella dell’utilizzo degli embrioni e che essendoci patologie gravissime da curare, il problema etico debba essere scavalcato. La clonazione è un’alternativa remota a pratiche terapeutiche esistenti che utilizzano cellule staminali non embrionali. Ad esempio: le terapie a base di cellule staminali tratte dal sangue sono nella pratica medica corrente che salva migliaia di pazienti l’anno. Il trapianto di cornea non viene effettuato con le cellule staminali embrionali ma con le cellule staminali dell’epidermide con cui si costruiscono cornee artificiali da trapiantare.
Ancora, sempre con le staminali dell’epidermide si fanno i trapianti di pelle salvavita per grandi ustionati. Strade promettenti di ricerca si aprono per la cura delle malattie degenerative, quali il Parkinson, l’Alzheimer” (Angelo Vescovi, Direttore Scientifico del Consorzio nazionale cellule staminali).

Perché allora tanta disinvoltura nel parlare delle cellule staminali come di una moderna panacea? “È l’effetto dell’incredibile aspettativa riposta su questa tecnologia, risponde Claudio Bordignon, Sovrintendente Scientifico dell’Istituto Universitario San Raffaele di Milano. Si è diffusa l’illusione che con le staminali sia possibile qualsiasi risultato, mentre la realtà è che, se conosciamo molto del loro funzionamento, sappiamo invece ancora pochissimo delle potenzialità terapeutiche. Non c’è dubbio che negli ultimi anni ci siano stati progressi interessanti, a cominciare dall’identificazione di queste cellule che
per loro natura sono molto elusive, cioè difficilmente individuabili. L’esplosione della ricerca di base ha permesso di comprendere meccanismi molecolari fino a poco tempo fa pressoché inaccessibili. I progressi sono stati evidenti nella conoscenza sia delle cellule residenti nei vari tessuti dell’adulto sia di quelle che nell’embrione cominciano a formare l’organismo. Ma queste conoscenze hanno ricadute terapeutiche a tutt’oggi pressoché nulle, o comunque molto modeste”.
“La verità è che stiamo affrontando un oggetto con un potenziale enorme ma del tutto virtuale: oggi non c’è nessun paziente curato con cellule staminali embrionali, per il semplice motivo che non esiste ancora nessuna applicazione terapeutica sull’uomo”.

SE SI VOTA SÌ AL TERZO QUESITO, COSA SUCCEDE?
1. L’embrione viene considerato uno “strumento di laboratorio”, un materiale biologico utilizzato nella speranza di poter curare l’uomo malato. Così operando viene ad essere sovvertito il criterio che regola ogni ricerca scientifica: la prima sperimentazione deve essere effettuata sugli animali.
2. L’embrione viene congelato (ed il numero crescerà a dismisura) ed è a disposizione sia per impianti successivi in utero che per la ricerca scientifica.
3. È resa possibile la clonazione umana mediante trasferimento di nucleo. Dall’embrione così formato si ricaverebbero le cellule staminali.

QUARTO QUESITO
Il quarto referendum abrogativo riguarda il divieto di fecondazione eterologa. La legge consente di utilizzare, nelle pratiche di fecondazione assistita, solo gameti (spermatozoi ed ovuli) prelevati ai due partner che vogliono avere il figlio. Perché la legge non ammette il ricorso alla fecondazione eterologa? La fecondazione eterologa è un problema non solo di bioetica, ma di diritto e di civiltà. Anche chi suppone l’indifferenza etica sa che la legge civile non può rinunciare al compito minimo di mettere in salvo i valori fondamentali, senza i quali la società non consiste. La famiglia è tra questi valori, e la fecondazione eterologa la snatura. Il caposaldo del diritto di ogni essere umano (il cui approdo all’essere è l'”essere figlio”) a vivere “nella propria famiglia” è scolpito nel primo articolo della nostra legge 184/83. L’immagine di un figlio concepito attingendo a qualche banca del seme o a donazione d’ovulo, rimette in gioco la stessa identità dell’esser figlio: è prodotto d’ingredienti, o generato da un padre e da una madre che gli sono padre e madre? La fecondazione eterologa separa la vita umana dalla relazione primaria, fondamentale, biologica, con i genitori. Il primo riflesso è sul figlio, la cui identità viene sostanzialmente
adulterata. Il secondo riguarda la famiglia come caposaldo della civiltà umana in rapporto alla trasmissione della vita (filiazione); infatti, se può aversi un figlio con gameti anonimi, la famiglia non conta più, può “figliare” un single, o una coppia di omosessuali. Il terzo riflesso riguarda la coppia (anche coniugale) che ricorre alla fecondazione eterologa: seri studi psicologici hanno messo in luce la percezione distruttiva dell'”ombra dell’estraneo”, che ha introdotto la stessa confusio sanguinis che tutte le leggi, fin dall’antico, hanno inteso scongiurare. Perché l’alleanza dell’uomo e della donna che formano una famiglia non è solo affettiva, ma specchia nella procreazione la loro totale appartenenza (il figlio è la gemma, il frutto, del loro reciproco dono). Sicché la frattura dell’endiadi coppia-famiglia può produrre seri traumi sociali
Far legge su questi temi vuol dire giocarsi l’anima della civiltà giuridica.
Dice l’art. 3 della Convenzione ONU sui Diritti del bambino, che “in tutte le azioni riguardanti i bambini, se avviate da istituzioni di assistenza sociale, pubbliche o private, tribunali, autorità amministrative o corpi legislativi, i preminenti interessi del bambino devono essere oggetto di primaria considerazione”. Il bambino ha diritto al “meglio”.
Progettare meno del meglio, volutamente, artificialmente, è un delitto contro il bambino.

SE SI VOTA SÌ AL QUARTO QUESITO, COSA SUCCEDE?
1. Nasceranno bambini che hanno un solo genitore biologico tra i due componenti della coppia.
2. Sarà necessario chiarire se chi cede i propri gameti possa restare anonimo o debba essere individuabile dal figlio biologico.
3. Dovrebbe essere reso noto l’utilizzo dei gameti di ciascun donatore per escludere l’eventualità remota ma non impossibile di incesti fra i discendenti di uno stesso genitore.

CHE COSA FARE?
I cattolici hanno avuto una chiara e precisa indicazione sul “che cosa fare” dal card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che recentemente a Bari nella prolusione al consiglio permanente della CEI ha detto “no” a modifiche della legge sulla procreazione per evitare i referendum, in quanto non sarebbero migliorative di norme che per lo meno salvaguardano alcuni principi e criteri essenziali. Per quanto riguarda i referendum il cardinale invita i cattolici ad
“avvalersi di tutte le possibilità previste”, quindi, pur non nominandola direttamente, anche dell’astensione per far mancare il quorum. Ruini ha preso atto delle decisioni della Consulta in tema referendario, “al di là dei non pochi interrogativi e perplessità che esse possono legittimamente suscitare”. “Non cambiano però, e non possono cambiare – ha aggiunto il presidente dei vescovi italiani – la valutazione e la posizione che abbiamo ripetutamente espresso riguardo a questa legge, che sotto diversi e importanti profili non corrisponde all’insegnamento etico della Chiesa, ma ha comunque il merito di salvaguardare alcuni principi e criteri essenziali, in una materia in cui sono in gioco la dignità specifica e alcuni fondamentali diritti e interessi della persona umana”.
Pertanto, ha detto Ruini, mentre non abbiamo cercato e non cerchiamo alcuna contrapposizione, non possiamo per parte nostra essere favorevoli a ipotesi di modifiche della legge fatte con l’intento di evitare i referendum: esse non sarebbero infatti in alcun modo `migliorative’, ma al contrario dovrebbero forzatamente abdicare proprio a quei principi e criteri essenziali”.

“Daremo invece il nostro contributo – ha sottolineato – affinché la campagna referendaria si svolga in forme serene e rispettose, e al contempo attente all’obiettiva gravità dei problemi. A tal fine auspichiamo e chiediamo che le diverse posizioni abbiano ciascuna spazio adeguato sui mezzi di comunicazione, specialmente su quelli di
maggiore diffusione” . Dopo aver ricordato che “il confronto referendario, sebbene da noi certamente non desiderato, può contenere infatti un’opportunità per rendere il popolo italiano più consapevole dei reali problemi e valori in gioco”, Ruini ha parlato delle modalità con cui “esprimere più efficacemente il rifiuto del peggioramento della legge”: “Sembra giusto avvalersi di tutte le possibilità previste in questo ambito dal legislatore”.
“Siamo consapevoli delle difficoltà che ci attendono e delle critiche a cui potremo essere sottoposti. È però doveroso per noi – ha concluso – esprimerci con sincerità e chiarezza, anche in questa materia, e siamo interiormente sostenuti dalla coscienza di adempiere alla nostra missione e di operare per il bene concreto delle persone, delle famiglie e del corpo sociale”.
Chiunque ami sinceramente la vita ¬ e i cattolici non possono che stare in prima linea ¬ deve essere coerente nel promuoverla e nel difenderla, con semplicità e coraggio, con intelligenza e amore, con ragione e pacatezza.