Chiarezza e concretezza: sono questi i due sostantivi con cui papa Benedetto XVI ieri, intervenendo alla 54esima assemblea generale della Cei, rivolgendosi ai vescovi italiani ha autorevolmente sostenuto – e insieme circoscritto – «Il vostro impegno» sugli ormai imminenti referendum in materia di procreazione assistita. Il vostro impegno «non è per gli interessi cattolici ma per l’uomo», ha detto il papa. La guida della Chiesa universale, dunque, è scesa direttamente in campo, sia pur tenendosi discosta dalle espressioni battagliere, militanti e senza mezzi termini usate dal cardinale Camillo Ruini chiamando i fedeli all’astensione, per far fallire la consultazione del 12 e 13 giugno. «Vi sono vicino in tale impegno», ha detto il Papa Ma in quel «vostro» resta una distinzione che segna da una parte il rispetto che il Pontefice serba nei confronti delle decisioni assunte autonomamente dai vescovi italiani e da chi li guida, nel modulare obiettivo, strumenti e toni dell’impegno astensionista.Dall’ altra, vive il segno delle forti pressioni esercitate sul Papa dai vertici della Cei nel corso delle ultime settimane, al fine di ottenere un endorsement il più possibile esplicito e impegnativo da parte del successore di Pietro. Eppure, mentre tutti domani noteranno che l’obiettivo perseguito da sua eminenza Ruini – ottenere l’impegnativo avallo papale – è stato sostanzialmente raggiunto, c’è da scommettere che pochi rileveranno come anche l’intervento del presidente della Cei ha potuto e dovuto attestarsi sul mero”principio di precauzione”, quanto a immedesimazione nell’embrione della nozione teologica e giuridica di persona: il nucleo stesso degli argomenti che ispirano la battaglia astensionista di Ruini, neanche in occasione del sigillo papale può darsi una fondatezza dottrinaria più solida del “come se”, senza potersi in nessun caso arrischiare sulla via dell”‘è”. Per chi conosce a fondo gli scritti teologici di Ratzinger in materia di fecondazione, famiglia e procreazione, non è motivo di stupore. Basti per esempio pensare alle pagine affidate su queste materia a Vittorio Messori e alla sua Intervista sulla fede: vi si troverà una confutazione del “biologismo” come categoria fondante della fecondazione e della fecondità, per accertarsi di come una nozione della persona fondata sul biologismo appunto dell’embriologia ponga alla dottrina della Chiesa più problemi di quanto la propaganda astensionista faccia vedere. Ma il Papa fa il suo mestiere, e dunque ai vescovi parla di «vostri» obiettivi, lasciando a Ruini la scelta degli strumenti. Per Ruini, il mancato quorum è la grande battaglia per non perdere posizioni in vista della fine del suo mandato, di qui al 2007, dimostrando che centrodestra e larghe parti del centrosinistra italiano piegano il ginocchio, sia pur in presenza di un fondamento assai discutibile come quello che individua “per precauzione” nell’embrione una persona. Per il Papa c’è molto altro: un percorso a tappe che passa per il no francese, per le prossime elezioni tedesche, e che porta diritto a Mosca.
In realtà, i due intenti si incrociano,e sono tappe di una sino a poco tempo fa insperata possibilità di tornare a giocare alla grande la carta di un’Europa che «torni cristiana». La parola d’ordine di tutti gli statisti e gli uomini politici appartenenti a formazioni del Ppe, all’indomani del no francese al trattato costituzionale europeo, è una rivincita sul laicismo illuminista e pseudomassonico-relativista che aveva rifiutato l’inserimento dei valori cristiani nella Carta. Un refrain che prelude a un massiccio impegno non solo per il mancato quorum in Italia il prossimo 13 giugno, ma soprattutto perché a Berlino nel prossimo novembre torni un cancelliere come Angela Merkel che certo non si identifica con Stoiber e il cattolicesimo bavarese di Papa Ratzinger. ma che in ogni caso figlia di pastore cristiano è e resta, rispetto al libertinismo dei leader della Spd e dei Verdi. Il riavvicinamento con gli anglicani immediatamente accelerato da Ratzinger, anche approfittando della natura bi-confessionale della coppia Blair, l’antica consuetudine con le Chiese riformate dell’ex artivescovo di Monaco e Frisinga, sono tutte altrettante fondamentali tappe che nelle intenzioni espresse domenica scorsa sulla spianata del porto di Bari convergono verso il fine supremo che il pontefice ha espresso sia dal primo giorno del suo insediamento sulla cattedra di Pietro. Un’Europa che torni a saper dare forza ecclesiale alla pratica ecumenica intracristiana, coerenza e successo politico ai leader che nella vita pubblica e secolare si richiamano al suo patrimonio di valori, come premessa per rendere più più agevole lo sforzo supremo per tornare alla piena comunione con la Chiesa ortodossa, coi suoi patriarcati e con Mosca: o sguardo all’Oriente dalle spoglie del protettore barese San Nicola è stata promessa esplicita, che un tedesco può e deve ritenere meglio realizzabile del predecessore, in quanto papa sì ma polacco. Il lebensraum dell’Europa cristiana ratzingeriana è scommessa assai più impegnativa della rivincita sulla debole politica italiana che anima Ruini. Guarda a Est, come sempre nell’Oikumene germanica.