Quanti gemelli dalla provetta.

di Lia Damascelli
La legge sulla fecondazione assistita, che impone l’impianto di tre ovuli, crea un boom di gravidanze plurime. Con molti problemi e alcuni rischi a quando si sono diffuse le tecniche di procreazione assistita il numero dei parti gemellari è cresciuto rispetto alla media naturale.

Ma, dopo l’approvazione della legge 40 che da oltre due anni regolamenta le pratiche di fecondazione in vitro – le gravidanze gemellari e ancora di più quelle trigemine sono addirittura esplose.

«Mentre fino al 2003 con la Fivet (la fecondazione in vitro) si otteneva ’80 per cento circa di gravidanze singole, il 18 per cento di gravidanze gemellari e solo il 3 per cento dì gestazioni trigemine, oggi la situazione si è capovolta» è il commento di Andrea Borini, presidente di Cecos, la maggiore rete di centri di fecondazione assistita italiana. «I dati del 2005 relativi alla Fivet mostrano che le gravidanze singole sono il 60 per cento, contro il 28 percento di gravidanze gemellari e oltre il 13 per cento di trigemine. Di questo fenomeno la nuova normativa, che prevede il divieto di congelare embrioni, è direttamente responsabile.

Mentre prima era possibile inseminare tutti gli ovociti prelevati – tra quattro e sei per poi impiantarne solo due e conservare i rimanenti per eventuali altri cicli, oggi la legge obbliga a inseminare tre ovociti e a impiantarli tutti». Nelle donne sotto i 35 anni è facile che attecchiscano tutti e tre. Ma questa eventualità non è esente da rischi per la mamma e per i neonati. La nascita contemporanea di tre bambini ha un impatto pesante sulla vita di coppia, sull’economia familiare e la gestione della quotidianità. Anche i nove mesi di attesa comportano problemi maggiori.»

Il rischio che la mamma corre più comunemente è quello di sviluppare ipertensione e di andare incontro a una gestosi» dice Sonni. In questo caso è quasi sempre necessario far nascere i bambini con un parto chirurgico prima del termine. Per fortuna la neonatologia ha fatto grandi progressi e oggi per i neonati che hanno superato le 30 settimane di gestazione si ha di solito un decorso positivo.

«Le gravidanze trigemellari hanno il picco delle nascite alla 328/33 settimana, quando i piccoli pesano già più di un chilo» commenta Fabio Mosca, direttore dell’unità operativa di Terapia intensiva neonatale della clinica Mangiagalli di Milano. «Vere complicazioni si hanno in genere se la gravidanza è stata interrotta prima. In questo caso è possibile dover fronteggiare un’insufficienza respiratoria, infezioni, problemi gastrointestinali. Ora comunque sopravvive più del 90 per cento anche dei piccoli che nascono prima di aver compiuto la 32 a settimana di gestazione».

Non c’è, però, alcun dubbio: un parto prematuro, per i genitori, è sempre un’esperienza che genera ansia, disagio, preoccupazione. E che spesso rende necessaria la presenza di uno psicologo che aiuti la coppia ad accettare una nascita così diversa da quella sognata.