
Talenti made in Naples. Ma, rigorosamente da export. La maglia rosa della formazione doc lascia subito il posto a quella nera della fuga dei cervelli. Ne abbiamo chiesto i motivi a Francesco Profumo che guida il dicastero della Pubblica Istruzione. Ministro, cosa condanna gli atenei meridionali al ruolo di perenni incubatrici di professionalità che però una volta laureate fanno i bagagli per lavorare altrove? «Non c’è dubbio che abbiamo un sistema formativo di grande qualità in grado di farci competere senza problemi su un mercato internazionale. Un bel primato come quello della Federico II che però viene Fondi Ue Mancano figure specializzate in grado di gestire le risorse europee: troppi sprechi L’appello Ai ragazzi dico: su con il morale Facciano esperienza ma poi rientrino ingrigito dall’amarezza degli esodi di massa per altre destinazioni. Il perché è chiaro: al Sud manca del tutto una specializzazione dei territori come invece ci viene richiesto dall’Europa. Profili tarati su questa domanda è chiaro nel Meridione non hanno chances. Ora è fondamentale lavorare subito sul programma 2014-2020 relativo alla nuova programmazione delle risorse europee in cui per la prima volta il 50% del Fondo della coesione dovrà essere destinato al capitolo ricerca. Una carta importante per creare posti di lavoro di qualità nel Mezzogiorno». Già, ma intanto ogni anno vanno via almeno in sessantamila… «Il fatto che Gli errori In passato proposte troppo diluite: meglio pochi obiettivi partano non è negativo. Anzi. Ma quel che davvero non funziona è che poi non tornano. E non riportano nella propria terra il bagaglio di esperienze fatto all’estero. Un trend consolidato nel tempo all’origine del quale c’è una gran fetta di responsabilità delle amministrazioni pubbliche. Perché è proprio lì che si sono perse importanti competenze per gestire la progettualità dei territori del Sud. Sono convinto che la chiave giusta per il Meridione sia questa: inserire professionalità già formate ad alto livello all’interno delle macchine amministrative dei territori del Sud più in difficoltà. Quasi una sorta di tutoraggio. Si perché, per troppi anni nelle programmazioni dei fondi comunitari ci si è trovati con l’acqua alla gola. Impreparati. E costretti a dover fare i conti con il calendario tanto da investire il denaro in progetti inutili». Dunque quali politiche vanno messe in campo subito per invertire la rotta? «Abbiamo pronta una terapia d’attacco creando una sorta di palestra virtuale con obiettivi mirati. Abbiamo individuato dei cluster sui quali investire. Nove settori che vanno dall’energia alla mobilità, ai beni culturali fino alle città intelligenti che diventeranno veri e propri incubatori di qualità sparsi sul territorio. E nei quali ci sarà lo spazio necessario per reali77are l’intera filiera: università-ricerca-azienda-professionisti. Piccole cellule che possano radicalizzare le attività sui territori aggregando anche quelle già esistenti. O creandone di nuove intorno a precise figure professionali. Abbiamo già fatto un bando. Al quale hanno risposto in modo molto positivo sia aziende che università ed enti di ricerca. La selezione avverrà in base alle stesse regole dell’Ue. Il budget sul piatto è di circa un miliardo e mezzo». Quali sono i tempi di attuazione? «Alcuni sono già conclusi, altri in via di definizione. Intanto è già partito il «Progetto dei messaggeri». In pratica abbiamo invitato dall’Europa, ma anche dagli Stati Uniti, un range di profili professionali italiani di alta qualità che si sono inseriti all’estero con grandi risultati. Abbiamo chiesto loro di dedicare una parte del proprio tempo facendo per l’appunto da tutors nelle nostre università. In particolare in Campania, in Puglia, Calabria e Sicilia che sono poi le regioni coinvolte nel programma. Una sorta di appello nazionalistico per avviare veri e propri laboratori viventi nel nostro Paese. Poi ritorneranno in quelle che nel frattempo sono diventate le loro patrie di adozione, ma stavolta porteranno con sè gruppi di studenti meridionali distintosi per meriti e capacità che andranno così ad imparare dall’altra parte dello Stivale quel che poi a loro volta riporteranno a casa. Ecco: la loro funzione sarà quella di accelerare il processo di riqualificazione professionale al Sud, l’ingrediente che manca. E che costringe in tanti a fare i bagagli. L’Sos è già stato un successo: hanno risposto in tanti. I risultati definitivi li daremo a breve». Intanto però gran parte della gestione dei fondi comunitari per il Sud è nelle mani degli enti locali che spesso li sprecano… «Uno dei deficit più vistosi del Meridione è la mancanza totale di una adeguata formazione di figure professionali in grado di saper progettare rispetto alle risorse europee in modo tale che non vadano gettate al vento. Privilegiando quindi la qualità piuttosto che la quantità. Ecco, questo manca del tutto. Sul piatto meridionale sono arrivati tanti finanziamenti che però non hanno trovato adeguate capacità di progettazione e di gestione per poter essere impiegate. Sono queste figure la chiave indispensabile per mettere in moto la crescita e lo sviluppo creando posti di lavoro a cinque stelle. I nuovi profili però devono passare anche per Bruxelles. Devo poter imparare e capire da vicino come funziona l’intero meccanismo della macchina dei fondi per poi saperlo indirizzare perché produca crescita». Già, ma il Sud ha anche il primato per mancanza di sicurezza, burocrazia lenta e zero infrastrutture… «Vero: per questo è indispensabile una grande attenzione alle condizioni del territorio. Dunque infrastrutture, sicurezza e relazioni con enti territoriali tutti punti essenziali per sviluppare capacità di attrazione. E sono condizioni decisamente strutturali. Anche qui c’è da giocarsi la carta offerta dai fondi per la coesione strutturale perché il Sud ha bisogno subito di infrastrutture tangibili e intangibili per poter decollare. Il prossimo bando sarà destinato agli acquisti precompetitivi. Vale a dire: invece di dare risorse per sviluppare ricerche delle quali magari non si saprà mai il risultato, stavolta si identificheranno prima gli obiettivi attraverso domande mirate rivolte ai cittadini e ai loro bisogni. Vale a dire: mobilità, scuola o energia. Insomma, l’idea è di creare innovazione pensando che i piloti siano le pubbliche amministrazioni. Un team internazionale si occuperà di valutare i progetti facendo in modo che siano anche evitati i conflitti di interesse e che tutto proceda secondo le regole europee». Quale è stato sul Sud l’errore più vistoso degli ultimi governi? «C’è stato un eccesso di frammentazione di attività e di proposte. I soldi e le idee vanno puntati sulle infrastrutture tangibili. Ma anche qui si tratta di un problema di cultura generale: va creato management del progetto in grado di seguire tutto l’iter: dal lancio del bando alla gestione. Fino alla valutazione del risultato». Quali saranno le professionalità più richieste? «Nel medio termine ci sarà sempre più bisogno di figure in grado di fare da interconnesione tra il sociale e la tecnologia che da sola davvero non basta perché è la valenza del welfare quella che conta. Il bisogno reale quotidiano, concreto, del cittadino è quello destinato ad orientare il mercato». Insomma, cosa direbbe ai giovani laureati del Sud? «Direi loro di non demoralizzarsi. Ma gli direi anche di andare. Di partire. Di fare esperienza all’estero e di farlo subito. Senza aspettare la laurea. E di farlo magari anche durante gli annidi studio iniziando con gli stages internazionali. Devono però soprattutto aver voglia di ritornare per trasformarsi in generatori di lavoro di qualità proprio nel territorio che gli ha dato l’input iniziale grazie ad un’alta formazione. Saranno sufficientemente forti e robusti per raccogliere la sfida. E diventare incubatori viventi di qualità aprendo così la porta al lavoro, allo sviluppo e alla crescita del loro Mezzogiorno»

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.