Dichiarare comunque di andare a votare è già, in questo clima, un passo importante. Ed è sul partito astensionista che si indirizzano gli strali del “partito del si” capeggiato dalla sinistra, Quercia. Sdi e Rifondazione in testa. Il motivo è ovvio: il problema principale sarà il quorum, raggiunto il quale si presume che a vincere sarebbero i sì al referendum. E ora che lo scontro referendario si è all’improvviso acceso dopo la dichiarazione di Gianfranco Finì, c’è stata una accelerazione nella campagna. Massimo D’Alema, che ha espresso dubbi sull’eterologa pur riaffermando il suo voto favorevole al quesito, è stato tra i più duri nel criticare il partito astensionista: “E’ legittimo tutto, votare sì, votare no, non è un problema di legittimità ma di opportunità, e per chi ritiene che questo sia una battaglia importante in difesa della vita, astenersi è un po’ una contraddizione. Diciamolo chiaro, l’appello all’astensione ha un aspetto di furbizia e si concilia male con la nobiltà dell’obiettivo di difendere la vita
Prodi-Ds, asse contro l’astensione
E l’Unione? E il gran capo dell’Unione Romano Prodi, che faranno al referendum sulla fecondazione? Il centrosinistra, così come il centrodestra, arriva diviso se non frantumato all’appuntamento referendario del 12 giugno, come del resto è normale che sia visti i quesiti sul tappeto. Così come è normale che sui referendum non ci siano discipline di partito e che si creino comitati trasversali addirittura tra gli schieramenti. Di Prodi una sola cosa si sa con certezza: che andrà a votare. Lo ha detto e scritto a chiare lettere su Famiglia cristiana. Scrisse di «cattolici adulti» che come tali si recano alle urne, Prodi, attirandosi gli strali di quanti invece preferiscono seguire le direttive di Camillo Ruini. capofila del”partito astensionista”.Come voterà il Professore nel merito è un gran rebus, forse non si saprà mai.