Pur evidenziando che ”ognuno e’ libero di esprimere la propria opinione”, i vescovi lucani hanno spiegato che ”in argomenti di tale importanza, l’ espressione del voto deve far appello alla coscienza personale ed alle convinzioni piu’ profonde, quelle che danno un significato valido alla nostra esistenza. In verita’ – e’ scritto nel messaggio, poco piu’ avanti – al di la’ dei quesiti referendari, si propone il giudizio su un valore altissimo, quello della vita umana, che la Chiesa ha sempre difeso, ‘dal primo istante del suo concepimento, fino al tramonto’ ”. Nel definire ”necessaria una informazione chiara e obiettiva”, i componenti della Conferenza episcopale della Basilicata hanno detto che la decisione di non andare a votare non e’ frutto di un ”partito preso ne’ tanto meno di mancanza di maturita’ politica o di assenza del senso dello Stato”. L’ astensione dal voto, nei referendum, ”e’ un mezzo democratico, messo a nostra disposizione dall’ articolo 75 della Costituzione.
Il non andare a votare, dunque, non significa disinteressarsi della vita pubblica, ma scegliere una via democraticamente possibile per confermare l’ operato dei rappresentanti del popolo in Parlamento” che – a parere dei vescovi lucani – nel preparare e approvare la legge 40, hanno profuso un impegno che ”non e’ da considerarsi inutile”.