Procreazione: “Jesus”, utile partecipare a referendum

La partecipazione al prossimo referendum sulla procreazione assistita e’ un’occasione per i cattolici di esporre le proprie ragioni sulla legge e sul problema stesso, aiutando a superare l’accusa di oscurantismo che viene dal mondo laico. Lo sostiene la rivista ”Jesus” che dedica al referendum un editoriale a firma del proprio direttore don Vincenzo Marras.
”Sulle barricate – scrive Marras – c’e’ poco spazio per la riflessione. Da sempre. Da quando la Corte costituzionale ha ammesso i quattro quesiti referendari sulla legge che regola la procreazione, dobbiamo annotare un clima ogni giorno meno sereno e rispettoso – da barricata, appunto -, che distrae e punta sull’emozione piuttosto che sulla ragione.
Se l’oggetto formale del referendum e’ la legge 40 – e, piu’ esattamente, quattro sue parti qualificanti: i diritti del concepito, il divieto della fecondazione eterologa, i limiti della scienza e i rischi per la salute delle donne – e’ chiaro che abbiamo a che fare con problemi che chiamano in causa visioni diverse e opposte della vita e del mondo. Non potrebbe allora diventare questa l’occasione per aprire un dibattito serio, superando gli slogan e le contrapposizioni di comodo, su questioni tanto complesse che interpellano le coscienze?
E’il momento di chiederci che cosa caratterizza il messaggio cristiano circa la generazione, la trasmissione della vita: dalla liberta’ di ricerca ai suoi limiti, dalla dignita’ e la salute della donna alla tutela dell’embrione.Insomma,referendum sulla procreazione dovrebbero diventare «un’opportunita’ di approfondimento, di dialogo e di formazione». Se lo augura – e noi con lui – il direttore del settimanale diocesano Vita Trentina, don Ivan Maffeis, che, scrive, non vorrebbe limitarsi a incrociare «le dita in attesa che i referendum non raggiungano il quorum del 50% piu’ 1». E suggerisce: proprio attraverso quest’opera di informazione e formazione «passera’ l’idea che, dietro una concezione che suona rigida, non c’e’ oscurantismo clericale, ma passione per la verita’ e difesa della dignita’ della persona, entrambe condotte con la forza della ragione.
Allora, anche una societa’ laica e pluralista potra’ avere il coraggio di porsi un limite: a desideri pur legittimi del singolo, come alla stessa ricerca scientifica».