Daniele Spiga
«Un legge nata arretrata, incivile e ingiusta». Così l’hanno definita al convegno che si è tenuto ieri all’Ordine dei Medici, in via dei Carroz con la partecipazione di medici, partiti politici, associazioni, sindacati e cittadini uniti contro le norme sulla fecondazione assistita al centro del prossimo referendum. L’incontro ha segnato il battesimo ufficiale del comitato per il sì: il suo compito è quello di informare e sensibilizzare gli elettori. «La sterilità è una patologia e come tale va trattata. La legge 40, di fatto, nega il diritto alla vita e alla procreazione quindi viola la Costituzione. Quanti bimbi potrebbero venire al mondo, a quante coppie è negata la possibilità di procreare in Italia, costringendoli a migrare in altri Paesi in cerca di affermare un loro diritto», dice Emanuele Sanna, pediatra ed ex consigliere regionale. «La legge 19 febbraio 2004, numero 40 dal titolo «Norme in materia di procreazione medicalmente assistita, è assolutamente da abrogare», ribadisce Giorgio Vargiu, presidente dell’associazione sarda Talassemici. A minacciarla ci sono all’orizzonte quattro referendum abrogativi. Alcuni mirano ad abrogare le parti più contestate che vietano la fecondazione eterologa, le norme che vietano l’utilizzo delle cellule staminali dell’embrione ai fini scientifici, le parti accusate di ledere il diritto della donna alla salute. E infine un referendum vuole cancellare anche quelle parti della legge che impongono la priorità dei diritti dell’embrione su quelli della madre. «Io certi passaggi di questa legge non li avrei mai scritti. La legge è errata nel merito e profondamente ingiusta. Il Parlamento si è espresso oltre i limiti del lecito, invadendo la sfera privata. È fondamentale ricordarsi che siamo in uno Stato di diritto laico», dice Laura Pisano, presidente dell’associazione l’Altra Cicogna. Le ragioni per chiedere l’abrogazione della legge sono state illustrate nel corso del dibattito. «A causa delle norme contenute in questa legge, per le coppie sterili è diventato più difficile mettere al mondo un figlio». La legge è in effetti piena di “no”, hanno spiegato i sostenitori dell’abrogazione. «Proibito utilizzare gameti, cioè ovuli o spermatozoi, di donatori esterni alla coppia. Proibito produrre più di tre embrioni per volta. Proibito fare una diagnosi degli embrioni prima di impiantarli nell’utero della donna. Proibito congelare gli embrioni. Proibito studiare gli embrioni a scopi scientifici, e quindi anche utilizzare le loro cellule staminali per cercare nuove cure a gravissime malattie, come le sclerosi, il Parkinson, l’Alzheimer, il diabete, le cardiopatie, i tumori. E inoltre: “no” agli aspiranti genitori single, gay, o non più giovani». Tutti questi “paletti” che i sostenitori del sì bollano come “inaccettabile e immorale”. «Una legge vergognosa e illiberale ? nota Pisano ? che ci riporta ai tempi dell’inquisizione e di Galileo. Ma i divieti sono modificabili con un massiccio ricorso alle urne. La scommessa è battere l’astensione. E se tutti capiranno l’importanza del sì ai quattro referendum»