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«Il nome no». Questa è la situazione di Porta Palazzo, la città parallela, il mercato torinese dove si vende tutto, anche l`anima. Chi si spende per “assorbire” un po` dell`illegalità e per aiutare chi fronteggia un momento triste della vita, vuole e deve restare anonimo, perché un nome e cognome, in mano a chi comanda a Porta Palazzo, sono un volto da cercare e non certo per chiedere spiegazioni. Porta Palazzo è il più grande mercato all`aperto d`Europa, è grossomodo in mano alle molte comunità straniere di Torino, i pochi italiani che ancora vendono la merce fanno comunque gestire le bancarelle agli stranieri. C`è chi piazza frutta e verdura, chi piazza se stesso (muratori, facchini), c`è chi vende refurtive varie e c`è chi spaccia le pillole contraccettive e quelle abortive, «con il principio attivo identico a quelle di marca. Infatti funzionano». Dunque, a Porta Palazzo si va anche per abortire, lontano dai dottori, dagli ospedali, dagli impacci burocratici, dagli obiettori di coscienza e dalle norme minime di sicurezza personale. «Infatti noi siamo qui, a presidiare, a dare una mano, a evitare che un`emorragia si trasformi in qualcosa di irreparabile». Succede nella città del Sant`Anna, dove Silvio Viale iniziò la somministrazione della pillola Ru486. Qui, nella regione leader in Italia nella somministrazione di questo farmaco. Chi governa il mercato abusivo delle pillole abortive? «I cinesi, da sempre, perché in Cina si produce questo farmaco con il principio attivo identico alle Ru486 e perché loro hanno messo le mani su quest`affare, e quando i cinesi afferrano qualcosa che rende bene, non si fanno più strappare il tesoro». Chi sono le clienti? «Quasi sempre donne straniere, spesso arabe. Per loro l`arrivo in Italia è anche la scoperta del sesso “libero”, poi però diventa difficile giustificare una gravidanza. Non sono sposate ma sono incinte: per la loro cultura, per la loro religione, per il loro ruolo nella società, diventa una situazione drammatica». Anche l`aborto è un dramma. «Lo sanno. Ma hanno urgenza, vogliono fare in fretta e conoscono poco i loro diritti». Sono molte le prostitute? «Sì, ma non sono la maggioranza». Vengono anche le italiane? «Sì, non molte, ma ci sono anche loro, circa il 10% del totale. Soprattutto quelle emarginate dal “sistema” e coloro che vogliono evitarsi le lunga trafila delle strutture pubbliche». Conosce i numeri di questo mercato? «Sono giganteschi. Non abbiamo dati, ma vediamo ogni giorno questo spaccio, e anche pochi minuti fa è arrivata da noi una ragazza (italiana) che aveva preso la pillola. Stava male, l`abbiamo monitorata per alcune ore». Quanto costa la pillola procurata in questo modo? «Fra i 300 e i 400 euro. Per l`aborto fai-da-te girano migliaia di euro al giorno, e sono tanti in un mercato dai prezzi bassi, dove un Pc usato e forse rubato viene venduto a 100 euro». Che efficacia ha? «100%». Quante donne ha soccorso in questi anni e per quali motivi? «Molti casi di allergia, con pruriti e gonfiori e due volte anche donne in emorragia, che ho dovuto portare all`ospedale, nonostante le resistenze: temevano di essere denunciate per il reato di clandestinità». È accaduto? «No».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.