PIU’ EMBRIONI ORFANI

di Giovanna Laurenzi
Poco più di una gravidanza su 100 (1,6) in Italia, viene effettuata con tecniche di procreazione assistita ma gli embrioni rimasti «orfani» sono 2.527. Questi dati sono contenuti nella relazione sullo stato di attuazione della legge 40 sulla fecondazione assistita presentata ieri al Parlamento da Livia Turco, ministro della salute. Secondo la ricerca, nel 2003 le gravidanze in cui è stata effettuata una tecnica di procreazione medicalmente assistita (Pma) sono state 7.284 su 452.984, in media 1,6 per ogni 100.

Il numero di embrioni abbandonati, invece, 2. 527 è stato certificato dalle 603 coppie che li avevano generati. Questo dato però è ancora parziale in quanto il censimento finora condotto dall’Istituto superiore di sanità riguarda solo 20 (22,7%) degli 82 centri specializzati in fecondazione assistita che hanno embrioni crioconservatì. Gli embrioni orfani Negli altri 60 centri il censimento è ancora in corso «perché», si legge nella relazione, «gli operatori dei centri stanno seguendo le procedure per rintracciare le coppie che non hanno finora risposto».

La legge prevede, infatti, che lo stato di abbandono debba essere documentato o con una rinuncia scritta da parte della coppia o della donna single, oppure in assenza di risposta dopo oltre un anno di tentativi di rintracciare le coppie documentati da parte dei centri. Nel frattempo, nella Biobanca nazionale allestita presso l’Ospedale Maggiore di Milano è stata completata la ristrutturazione dell’area destinata a ospitare gli embrioni orfani, che saranno conservati in sei contenitori di azoto liquido, alla temperatura di meno 296 gradi.

Degli 82 centri considerati, 29(35,4%) non hanno embrioni crioconservati in stato di abbandono e rispetto ai dati presentati nel marzo scorso, il numero degli embrioni orfani è aumentato da 2.169 a 2.527. Per avere il numero definitivo occorrerà comunque tempo. Lo stesso ministro Livia Turco ha rilevato che la relazione «esprime un quadro dettagliato di una realtà in movimento» e che nel secondo anno di attuazione della legge ha ancora «un carattere sperimentale, suscettibile di completamento una volta che l’attuazione della legge avrà piena applicazione su tutto il territorio nazionale».

Quando il censimento sarà completato, gli embrioni potranno essere trasferiti nella Biobanca di Milano, nei sei contenitori di azoto liquido conservati nella sala criobiologica. Inaugurata il 16 dicembre2005, vi lavoreranno otto addetti (sette biologi e un tecnico di laboratorio), che svolgono anche le procedure della banca del sangue placentare della regione Lombardia. I parti con fecondazione assistita. Poco più di una gravidanza su 100 (1,6) in Italia, viene effettuata con tecniche di procreazione medicalmente assistita.

Nel mondo, secondo il rapporto della società europea di riproduzione umana e embriologia presentato ieri a Praga, sono circa 200 mila l’anno. Secondo la relazione a livello nazionale circa il 37% dei parti con procreazione medicalmente assistita ha utilizzato trattamento farmacologico e circa il 27% il trasferimento dei gameti maschili in cavità uterina. La fecondazione in vitro con trasferimento di embrioni in utero riguarda il 18,7% dei casi mentre la fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma riguarda l’11,4% dei casi.

L’utilizzo delle varie metodiche varia a seconda dei centri. Inoltre, in questo genere di gravidanze il ricorso al taglio cesareo nel 2003 è stato inferiore rispetto agli altri casi, mentre il contrario si registra in diverse regioni del Sud. Invece, la percentuale di parti plurimi è sensibilmente superiore a quella registrata nel totale delle gravidanze. Gli investimenti delle regioni.

Ammonta a 6,8 milioni di euro il fondo per le tecniche di procreazione assistita istituito dalla legge n. 40 del 2004 e destinato a regioni e province autonome per favorire l’accesso alle tecniche da parte delle coppie.