Cartello che lo stesso quotidiano racconta di non aver trovato affisso alla porta di ingresso del distretto sanitario, ma, semmai, appoggiato sopra il dispenser di bibite e merendine. E che i camici bianchi pisani negano di aver mai scritto o visto, se non sul giornale. Schiaffati sulle prime pagine dei quotidiani, quasi fossero mostri. Quando ho visto per la prima volta il titolo sul giornale non sono riuscito a dormire nemmeno con il Valium», racconta una di loro. Hanno ricevuto pressioni di ogni tipo. Una giornalista del Tirreno ha finto (così ha raccontato lei stessa) di aver consumato, poco prima, un rapporto a rischio e si è piantata per mezz’ora nella stanza di un camice bianco, avviando di fronte al diniego della prescrizione un alterco – così ha asserito il medico coinvolto – di mezz’ora e passa. «E quella non è interruzione di pubblico servizio?», sbotta la dottoressa.
All’antivigilia delle elezioni amministrative, 42 coppie di attivisti radicali hanno organizzato un sit-in di fronte al distretto e, all’apertura, hanno chiesto la prescrizione del contraccettivo d’emergenza: tv al seguito, avrebbero voluto documentare il diniego del medico. «E invece, a sorpresa racconta un’altra dottoressa -… alla prima coppia il Norlevo è stato prescritto: così le altre hanno battuto in ritirata».
Tutto questo mentre in Regione, e persino in Parlamento, montava la polemica. Con un invito dell’ex ministro Livia Turco a privilegiare le ragioni del paziente rispetto a quelle del medico. Convocati in fretta e furia con un fonogramma, i medici hanno spiegato le loro ragioni alla direzione della Asl: «Ci sembrava di aver ricevuto comprensione dai nostri dirigenti» ricordano. Poi, invece, il deferimento alla commissione disciplinare, annunciato prima sui giornali che ai diretti interessati («la lettera ci è arrivata il giorno dopo»).
Intanto, ogni notte, almeno cinque o sei casi di ragazze che, bypassando il medico di famiglia, chiedono (e in alcuni casi pretendono) la pillola del giorno dopo. «Accogliamo e visitiamo tutti». Tutti, salvo, ovviamente, i fidanzati, che si presentano dal medico chiedendo la pillola per la loro partner: «Non è possibile, senza la visita alla diretta interessata», cercano di spiegar loro. «II nostro presidio non è un distributore. E la pillola del giorno dopo non è affatto indolore. Io stessa ho ricevuto la telefonata di due donne che, in seguito all’assunzione della pillola, raccontavano di aver avuto un’emorragia». D’altronde, raccontano i nostri, molte delle pazienti rifiutano la consulenza ginecologica.
Ha provato a tracciare una riga l’avvocato Giuseppe Mazzotta, membro del Centro interdipartimentale di bioetica dell’ateneo pisano, intervenuto martedì sera al convegno «Pillola del giorno dopo: dalla clinica al diritto», organizzato dall’associazione Scienza & Vita di Pisa e Livorno. «In estrema sintesi e nel rispetto degli accertamenti in corso – spiega – la garanzia di continuità del servizio sanitario si riconduce alla responsabilità di chi lo dirige: al singolo medico spetta di adottare tutte quelle condotte che non la ostacolino. Laddove il medico ritenga di non poter prescrivere il Norlevo per ragioni cliniche attinenti al singolo paziente, non deve prescrivere; quando invece ritenga di volersi astenere dall’atto medico per motivi che discendono dalle proprie personali convinzioni, deve comunicare l’obiezione di coscienza al direttore dell’azienda unità sanitaria locale o dell’azienda ospedaliera se è personale dipendente, oppure al direttore sanitario, nel caso di personale dipendente da strutture private autorizzate o accreditate».
Obiezione, come si fa? On line il modulo che lo spiega.
L’associazione Scienza & Vita di Pisa Livorno ha pubblicato sul proprio sito www.scienzaevita.info un modulo utile a tutti coloro che volessero esercitare il diritto all’obiezione di coscienza anche nel caso della prescrizione della pillola del giorno dopo. Si tratta- spiegano i medici e i legali riuniti nell’associazione- di un contributo alla collaborazione, affinché le istituzioni e le autorità sanitarie, conoscendo il numero reale dei medici obiettori che non prescrivono il farmaco, possano provvedere ad organizzare i vari servizi sanitari, in modo da non privare la possibilità di accesso delle donne ai servizi che lo Stato intende comunque assicurare, rispettando al contempo la coscienza del medico.