Pisa, la pillola che nega la coscienza

di A. Bernardini
Si fa presto a  parlare di libertà del medico di decidere in scienza e coscienza se prescrivere o meno il Norlevo, cioè la «pillola del giorno dopo». Proviamo per una volta a metterci nei panni degli  otto medici che il direttore generale della Ausl 5 Maria Teresa De Lauretis  ha deferito al collegio arbitrale di disciplina, per aver affisso (o non  rimosso) – questa l’accusa – il cartello fotografato di recente dal quotidiano Il Tirreno «Non si prescrive la pillola del  giorno dopo».   

Cartello che lo stesso quotidiano racconta di non aver trovato affisso alla porta di ingresso del distretto sanitario, ma, semmai, appoggiato sopra il dispenser di bibite e merendine. E che i camici bianchi pisani negano di aver mai scritto o visto, se non sul giornale. Schiaffati sulle prime pagine dei  quotidiani, quasi fossero mostri.  Quando ho visto per la prima  volta il titolo sul giornale non  sono riuscito a dormire  nemmeno con il Valium», racconta  una di loro. Hanno ricevuto pressioni  di ogni tipo. Una giornalista del Tirreno ha finto (così ha raccontato lei  stessa) di aver consumato, poco prima, un rapporto a rischio e si è piantata per mezz’ora nella stanza di un camice  bianco, avviando di fronte al diniego della prescrizione un alterco – così ha asserito il medico coinvolto – di mezz’ora e passa. «E quella non è  interruzione di pubblico servizio?», sbotta la dottoressa.  

All’antivigilia delle elezioni  amministrative, 42 coppie di  attivisti radicali hanno organizzato un sit-in di fronte al distretto e,  all’apertura, hanno chiesto la  prescrizione del contraccettivo  d’emergenza: tv al seguito, avrebbero voluto documentare il diniego del  medico. «E invece, a sorpresa racconta  un’altra  dottoressa -… alla prima coppia il Norlevo è stato  prescritto: così le altre  hanno battuto in ritirata».

Tutto questo mentre in  Regione, e persino in Parlamento, montava la  polemica. Con un invito  dell’ex ministro Livia Turco a privilegiare le  ragioni del paziente  rispetto a quelle del  medico. Convocati in fretta e furia con un fonogramma, i medici hanno spiegato le  loro ragioni alla direzione della Asl: «Ci sembrava di  aver ricevuto  comprensione dai nostri  dirigenti» ricordano. Poi,  invece, il deferimento alla  commissione disciplinare,  annunciato prima sui giornali che ai  diretti interessati («la lettera ci è  arrivata il giorno dopo»).   

Intanto, ogni notte, almeno cinque o  sei casi di ragazze che, bypassando il  medico di famiglia, chiedono (e in alcuni casi pretendono) la pillola del  giorno dopo. «Accogliamo e visitiamo  tutti». Tutti, salvo, ovviamente, i fidanzati, che si presentano dal medico  chiedendo la pillola per la loro  partner: «Non è possibile, senza la  visita alla diretta interessata», cercano  di spiegar loro. «II nostro presidio non  è un distributore. E la pillola del  giorno dopo non è affatto indolore. Io  stessa ho ricevuto la telefonata di due  donne che, in seguito all’assunzione  della pillola, raccontavano di aver  avuto un’emorragia». D’altronde,  raccontano i nostri, molte delle  pazienti rifiutano la consulenza  ginecologica.

Ha provato a tracciare una riga  l’avvocato Giuseppe Mazzotta,  membro del Centro   interdipartimentale di bioetica dell’ateneo pisano, intervenuto martedì sera al convegno «Pillola del  giorno dopo: dalla clinica al diritto», organizzato dall’associazione Scienza  & Vita di Pisa e Livorno. «In estrema  sintesi e nel rispetto degli accertamenti  in corso – spiega – la garanzia di  continuità del servizio sanitario si  riconduce alla responsabilità di chi lo dirige: al singolo medico spetta di adottare tutte quelle condotte che non  la ostacolino. Laddove il medico ritenga di non poter prescrivere il  Norlevo per ragioni cliniche attinenti  al singolo paziente, non deve  prescrivere; quando invece ritenga di  volersi astenere dall’atto medico per  motivi che discendono dalle proprie  personali convinzioni, deve  comunicare l’obiezione di coscienza al  direttore dell’azienda unità sanitaria  locale o dell’azienda ospedaliera se è  personale dipendente, oppure al direttore sanitario, nel caso di  personale dipendente da strutture  private autorizzate o accreditate».

Obiezione, come si fa? On line il modulo che lo spiega.

L’associazione Scienza & Vita di Pisa Livorno ha pubblicato sul proprio sito www.scienzaevita.info un modulo utile a tutti coloro che volessero esercitare il diritto all’obiezione di coscienza anche nel caso della prescrizione della pillola del giorno dopo. Si tratta- spiegano i medici e i legali riuniti nell’associazione- di un contributo alla collaborazione, affinché le istituzioni e le autorità sanitarie, conoscendo il numero reale dei medici obiettori che non prescrivono il farmaco, possano provvedere ad organizzare i vari servizi sanitari, in modo da non privare la possibilità di accesso delle donne ai servizi che lo Stato intende comunque assicurare, rispettando al contempo la coscienza del medico.