Morta cerebralmente. Il giudice: anche se incinta staccatele la spina

La Stampa
Paolo Mastrolilli

Un giudice ha deciso: Marlise può morire. Così, con tristezza per tutti, entro domani si potrebbe chiudere una vicenda che ha commosso e obbligato l’America ad interrogarsi. Marlise Munoz è un’infermiera di 33 anni, che insieme al marito Erick aspettava il loro secondo figlio. La notte del 28 novembre scorso è caduta nella loro casa vicino Forth Worth, in Texas, e lui l’ha scoperta solo alle due del mattino, quando ormai era rimasta già a lungo senza ossigeno.

Anche Erick fa l’infermiere e ha cercato di soccorrere Marlise, chiamando intanto l’ambulanza. Quando sono arrivati al John Peter Smith Hospital, però, i medici gli hanno detto che non c’era più nulla da fare: l’attività cerebrale era completamente ferma. Qualche tempo dopo, quando anche i genitori della donna erano arrivati al pronto soccorso, la famiglia era stata informata che l’ospedale non avrebbe staccato la spina. La Munoz infatti era incinta, e la legge in Texas vieta di lasciar morire le madri che aspettano figli: anche nelle sue condizioni, bisognava tenerla in vita per cercare di arrivare al parto. Erick e i suoceri sapevano che Marlise in queste condizioni avrebbe preferito morire, e quindi avevano fatto causa. La vicenda è arrivata venerdì sul tavolo del giudice R.H. Wallace, che ha dato ragione ai famigliari, ordinando all’ospedale di fermare le macchine entro le cinque del pomeriggio di domani. L’elemento decisivo è stato quando nei documenti processuali tanto i medici, quanto la famiglia, hanno concordato su due punti: primo, dal 28 novembre le condizioni di Marlise corrispondevano a quelle della morte cerebrale; secondo, il feto dentro di lei non aveva la possibilità fisica di nascere e sopravvivere. Le analisi, infatti, avevano dimostrato che presentava gravi anomalie, perché era rimasto a lungo senza ossigeno. Quando il giudice ha annunciato la sua decisione, Erick è scoppiato a piangere. L’ospedale però potrebbe ancora fare ricorso, tenendo aperto il caso.