A Madrid i gay esultano Giudici obbligati a sposarli

Roberto Pellegrino

matrimoni gayLaici. Pablo de la Rubia Comos si era rivolto al massimo tribunale iberico. Lui come cattolico quel matrimonio tra due omosessuali proprio non lo voleva celebrare. Ma il tribunale madrileno gli ha dato torto. Dovrà applicare le leggi dello Stato senza possibilità di “obiettare”.

Nella più meridionale delle democrazie scandinave, come spesso è chiamata la Spagna per la sua attenzione alle pari opportunità e ai diritti degli omosessuali, la notizia è una piccola vittoria. Venerdì il Tribunale Supremo ha stabilito che i giudici non possono ricorrere all’obiezione di coscienza come rifiuto a celebrare matrimoni omosessuali

, «poiché questi sono previsti dalla legislazione». Il responso è arrivato dopo che Pablo de la Rubia Comos, magistrato di Sagunto, nella provincia di Valencia, si era rivolto all’alta corte di Madrid (l’equivalente del nostro Csm) per esimersi dal celebrare un matrimonio gay. De la Rubia Comos aveva spiegato che la sua decisione nasceva dalle sue convinzioni religiose, «fedeli agli insegnamenti della Chiesa Cattolica». Tuttavia il Consejo general del poder judicial ha respinto la richiesta del togato valenciano sottolineando che «i magistrati sono sottoposti alla legge, a garanzia di quei diritti e interessi di tutti che potrebbero essere messi in discussione se l`esercizio delle loro funzioni fosse subordinato a considerazioni di coscienza». In aggiunta, il Tribunale Supremo ha ribadito che de la Rubia Comos esercita una funzione «di carattere tecnico che è del tutto svincolata da qualsiasi pratica religiosa», come conferma del diritto alla laicità dello Stato più volte espressa dal premier José Luis Rodríguez Zapatero. Inoltre, gli “ermellini” della Comisión Permanente dell’alta corte di Madrid hanno spiegato, giustificando la loro decisione, che la giurisprudenza sui cui si basa la Costituzione «non offre alcuna base per affermare l’esistenza di un diritto all’obiezione di coscienza di portata generale».

Infatti, se questo diritto all’obiezione fosse sancito, allora «l’efficacia di ciascuna nonna giuridica dipenderebbe dalla loro conformità a ciascuna coscienza individuale, il che minerebbe le basi stesse dello Stato democratico e di diritto». Un altro caso recente di un giudice che pone la propria morale davanti alla legge, è quello di Fernando Ferrin Calamita. Lui, additato come un “bandito” dai laici e come un “Don Chisciotte” dai cattolici è in realtà un “hombre vertical” che nel 2008 rifiutò a Vanesa des Heras sposata con Vanesa Mesaguer, l’adozione della di lei figlia. «La famiglia è una e io credo in quella», disse il giudice. «Non servono esperti per dire che un bambino per crescere sano abbia bisogno di una madre e di un padre». Il togato fu sospeso per sei mesi dal Tribunale Supremo. Ma a parte gli aspetti tecnici della legge, bisogna considerare gli importanti progressi che in meno di tre decenni hanno cambiato il volto al Paese. Dal 2004, quando il socialista Zapatero sonfisse il Partido Popular e salì al governo, la Spagna vive una trasformazione sociale.

Il 30 giugno del 2005 il Parlamento con 187 voti a favore, 147 contrari e 4 astenuti, approvava le unioni tra omosessuali e riformava ben 16 articoli del Codice Civile, riscrivendo il concetto di matrimonio, non più inteso come l’unione tra un uomo e una donna, ma bensì come «tra due esseri umani». Nel suo discorso alle Cortes, Zapatero sottolineò «l’importanza storica di questa decisione che dà alla Spagna più giustizia ed eguaglianza. Nonostante le profonde radici cattoliche della Spagna, Zapatero, giunto al suo secondo mandato consecutivo, ha sempre giocato la carta della laicità «perché il Paese compia passi in avanti verso la tolleranza e la libertà». E non importa se i suoi avversari lo accusano di venerare la “statolatria”, di pensare solo a una minoranza di spagnoli e di nascondere i veri problemi come la pesante crisi economica. Sull’onda della nuova spinta progressista, le coppie omosessuali oggi possono avere tutti quei diritti comuni alle coppie eterosessuali, come le adozioni. Nel settembre del 2007, la Catalogna, fu la prima comunità in cui una coppia gay, regolarmente sposata, ebbe in adozione una bimba. Carme Figueras, numero uno del ministero del Benessere e della Famiglia della Generalitat de Catalunya, liquidò con poche parole il caso, aggiungendo soltanto che nella sola Catalogna altre 28 coppie omosessuali sposate (20 formate da uomini e 8 da donne) erano in lista di attesa per un’adozione.