Ma vale la pena sapere quanto vivremo? – Un laser può dirci quando moriremo vale la pena saperlo?

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Corriere della sera
Edoardo Boncinelli

E’ vero che tutti noi vorremmo sapere quando moriremo. Ma è altrettanto vero che sotto sotto nessuno di noi lo vorrebbe davvero. Ora però si potrà applicare al polso un generatore di luce laser che permetterà di saggiare la condizione delle cellule endoteliali, ovvero il serbatoio di tutte le nostre potenziali cellule staminali. Si vedrà. Ma il metodo pare più affidabile di altri. E in fondo sapere in che condizioni è davvero il nostro corpo è una buona cosa. E’ il sogno di sempre di noi umani quello di sapere quando moriremo, anche se poi sotto sotto nessuno vorrebbe be saperlo. Sogno che evidentemente non tramonta, perché di tanto in tanto si legge qualche mirabolante notizia su una nuova possibilità di determinare quel fatidico momento, almeno approssimativamente. Il metodo più famoso per ora è quello del progressivo accorciamento delle estremità dei cromosomi, quei telomeri che si consumano col tempo, e quando non ce n’è più è finita. La misura del loro effettivo accorciamento è un’indicazione necessaria ma non sufficiente per dire quanto tempo ci rimane da vivere: se sono corti è un guaio, ma se sono lunghi non significa niente. Ora si parla di saggiare la condizione delle nostre cellule endoteliali, il serbatoio per così dire di tutte le nostre potenziali cellule staminali. Da lì partono tutte le «spedizioni» di cellule staminali finalizzate a rimpiazzare questa o quella parte usurata del nostro corpo. In sé e per sé queste cellule servono a «pavimentare» tutti i vasi grandi e piccoli del nostro corpo e contribuiscono a dare alle nostre arterie e ai nostri capillari elasticità e prontezza o, al contrario, rigidità e stanchezza. Ma come misurarne lo stato? Semplice, pare.

Si applica al polso di una persona un generatore di blanda luce laser oscillante che si trasmette per tutto il corpo. Questo esercita su tutte le cellule, ma soprattutto sulle epiteliali, un’azione alla quale quelle devono reagire. Si potrà poi con calma saggiare l’effetto del tutto su queste cellule: se l’effetto è blando e transitorio il corpo è ancora abbastanza giovane; altrimenti sta invecchiando. Il concetto è semplice e tutto sommato ragionevole. Gli autori, scienziati dell’Università di Lancaster, vaticinano che in un due o tre anni il metodo sarà perfezionato e assolutamente riproducibile. Non so quanto valga effettivamente la pena di sapere quando moriremo, ma avere un’idea dello stato complessivo del nostro corpo non è male, non fosse altro come indicazione: se puoi, risparmiati (e curati), perché hai abusato del tuo corpo. Oppure no; ma questo non te lo dirà mai nessuno. Come al solito, se son rose fioriranno. Vedremo. Mi pare però che si possa concludere che un metodo del genere pare complessivamente più affidabile di altri e certamente suscettibile di grandi miglioramenti. Perché è all’interno delle singole cellule e delle loro microstrutture che si combatte la lotta fra la vita e la morte. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.