Ma il sondino è un obbligo nella legge sul biotestamento

Il Manifesto

Non è stato un gesto di insofferenza verso la vita, quello che per ultimo ha compiuto il cardinale Carlo Maria Martini. Come era solito fare per ogni cosa, come racconta chi lo aveva conosciuto da vicino, aveva già riflettuto più volte, a fondo e con coraggio, sui temi di fine esistenza, sul progresso scientifico che «consente di protrarre la vita pure in condizioni un tempo impensabili», sulla libertà di decidere come morire, sull`eutanasia e sull`accanimento terapeutico. Aveva scritto in merito saggi e articoli, fonte di ispirazione anche per i non credenti, lontani anni luce dalle posizioni più retrive e bigotte di certi politici nostrani.

Per questo il suo gesto di rifiuto dell`idratazione e dell`alimentazione artificiale attraverso il sondino naso-gastrico o la Peg (il tubicino inserito chirurgicamente nell`addome) perché considerate accanimento terapeutico, è un atto che fa riflettere. O almeno dovrebbe. «Il punto delicato – scriveva Martini nel saggio Credere e Conoscere, redatto insieme al senatore Ignazio Marino – è che per stabilire se un intervento medico è appropriato non ci si può richiamare a una regola generale quasi matematica», in particolare «non può essere trascurata la volontà del malato». La sua umanità gli consentiva di comprendere ciò che per altri è tabù: «Non si può mai approvare il gesto di chi induce la morte di altri, in particolare se si tratta di un medico. E tuttavia non me la sentirei di condannare le persone che compiono un simile gesto su richiesta di un ammalato ridotto agli estremi e per puro sentimento di altruismo, come pure quelli che in condizioni fisiche e psichiche disastrose lo chiedono per sé».

Su Piergiorgio Welby, a cui fu rifiutato il funerale religioso, e su casi come il suo che «saranno sempre più frequenti», Martini ammonì la Chiesa di «darvi più attenta considerazione pastorale». Il cardinale intervenne anche in merito alla legge sul testamento biologico, attualmente arenata (fortunatamente) al Senato dal maggio 2010 in attesa della seconda lettura. Martini sentiva l`esigenza «dal punto di vista giuridico, di elaborare una normativa», che «da una parte consenta di riconoscere la possibilità del rifiuto (informato) delle cure, in quanto ritenute sproporzionate dal paziente, dall`altra protegga il medico da eventuali accuse, come l`omicidio del consenziente o l`aiuto al suicidio, senza che questo implichi in alcun modo la legalizzazione dell`eutanasia».

Ma quelle terapie che lui stesso ha rifiutato «non possono essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento», come recita l`articolo 3 del testo di legge così come licenziato dalla Camera, fortemente voluto dal governo Berlusconi e dai cattolici pro-life di entrambi gli schieramenti, che per anni hanno spiegato che l`idratazione e l`alimentazione non sono terapie ma «atti eticamente e deontologicamente dovuti, la cui sospensione configurerebbe un`ipotesi di eutanasia passiva», come ebbe a dire il relatore Domenico Di Virgilio (Pdl). Inoltre, secondo la legge, «alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, devono essere mantenute fino al termine della vita, ad eccezione del caso in cui risultino non più efficaci».

E allora il problema si pone, anche se il rifiuto del cardinal Martini sembra far «riflettere» solo pochi, tra le fila del Pdl (Alfonso Papa, per esempio). Per il senatore Carlo Giovanardi, accanito sostenitore del testo, «non c`è alcuna contraddizione con la legge sul testamento biologico» perché in questo caso si trattava di persona cosciente che, «come tutti è liberissima di rifiutare le cure, anche quelle salva vita». Giovanardi difende invece il divieto perché introdotto «in un testamento lasciato anni prima e che perciò non può essere vincolante per il medico che deve prendere la decisione». Per Paola Binetti (Udc), invece, «Martini, che per 17 anni ha sopportato la malattia e la sofferenza, ha dato testimonianza assoluta di fede e di sapere che la propria vita è un dono». Solo che nel suo caso «la morte non è sopravvenuta per la sospensione di una cura, che non è mai cominciata». Una morte come quella di Martini, «accade tutti i giorni negli ospedali», continua Binetti, «è una prassi secolare della medicina». Ma «una cosa è rifiutare le cure a 85 anni, quando con naturalezza si va verso la morte, e altro è il caso di un giovane che potrebbe vivere ancora molti anni».

Ovviamente, di tutt`altro avviso è la Radicale Maria Antonietta Coscioni: «Il Parkinson, come la Sla o la distrofia muscolare, è una malattia neurovegetativa a oggi inguaribile e che causa il blocco del respiro e della deglutizione. A un certo punto della tua vita, a 40 come a 80, devi decidere se attaccarti a un sondino e a un respiratore. Chi nega qualunque relazione con la legge, ferma fortunatamente al senato, mente sapendo di mentire: ci devono chiarire se la Peg o il sondino sono un atto medico o no. L`ipocrisia sta nel non voler riconoscere che il gesto del cardinal Martini ha spiazzato chi si erge a difesa di una vita a tutti i costi».