L’uomo libero vince la crisi

La Repubblica
Umberto Veronesi

L’ incontro di Bari si colloca in un momento di rinascita del dibattito sui temi collegati alla fede cristiana. Le dimissioni di un papa teologo e finissimo intellettuale come Ratzinger e l’elezione di un nuovo Pontefice, che promette un ritorno alla Chiesa nella sua povertà originaria e nella sua vicinanza ai deboli e ai diseredati, ci obbliga a interrogarci su quale sarà il ruolo sociale del cristianesimo in Italia e nel mondo. Due le domande più urgenti: si ridisegneranno i confini del suo intervento nella sfera etica e politica, che riguarda anche chi non ha fede o ha un fede diversa? Sarà possibile un vero dialogo fra credenti e non credenti, in cui la mancanza di fede non sia considerata mancanza di profondità e la fede mancanza di razionalità? Per dare risposte, bisogna capire la ragione della fede e quella della ragione. Questo faremo a Bari e non sarà un esercizio banale perché da questa analisi nasce la prospettiva esistenziale di ognuno di noi, i nostri valori, le nostre scelte, le nostre idee. Il nostro futuro, insomma. lo ho fiducia in questo futuro. Dio è uscito presto dai miei orizzonti e nella mia ricerca continua del perché, ho sviluppato una fiducia solida nell’uomo e nelle capacità del pensiero razionale scientifico di migliorare costantemente le sue condizioni di vita sulla Terra. A patto che sia un pensiero libero. Ho imparato inoltre, con la mia professione di oncologo, che non è necessario amare Dio per amare l’uomo. La scienza ama l’uomo, e per difendere lui e il suo habitat si sviluppa e cresce. Infatti esiste da diecimila anni e ha superato guerre, carestie, epidemie, disastri ambientali, traghettando l’umanità verso un progresso costante economico, civile, culturale. Così ci traghetterà anche fuori dalla crisi attuale, che è crisi della finanza, ma non del pensiero scientifico, che invece sta vivendo uno dei suoi periodi più floridi. Stiamo entrando nell’era delle nanotecnologie e presto ci permetteranno di costruire, inventare, curare nella dimensione del nanometro, un milionesimo di millimetro. La scienza ci ha svelato che l’uomo è buono per natura e che il nostro Dna, che risponde all’imperativo biologico della conservazione della specie, ci induce a essere solidali e creare relazioni. La violenza e l’aggressività sono la risposta a condizione avverse, ma non fanno parte della nostra natura. La scienza ancora ci ha dimostrato che conosciamo solo una minima parte della nostra mente, ma ciò che sappiamo è che le cellule cerebrali sono plastiche e si rinnovano, per cui esiste per ogni essere umano la possibilità di cambiare, anche dopo aver commesso un grave errore. Dunque per la scienza non ci sono né dannati né reietti, ma solo uomini con pari dignità e pari diritti. E sulla dignità e centralità dell’uomo si può aprire l’auspicato dialogo fra scienza e fede. C’è un terreno comune su cui agire: la lotta alla fame nel mondo e per la riduzione delle disuguaglianze sociali, la lotta alla guerra e ogni forma di violenza legittimata, come la pena di morte, l’impegno perla tolleranza verso le minoranze etniche, la protezione dei più deboli, i poveri e i malati. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.