L’uomo di Barack in Vaticano:”Nagoziamo”. Ma l’aborto fa problema

Marco Burini

vaticanoSan Benedetto teneva in gran conto l’ospite, ma nella regola dava istruzioni precise ai suoi monaci per evitare "illusioni diaboliche". Ne dovrà tener conto il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa sede, Miguel Humberto Díaz,

46 anni, che insegna Teologia al College of Saint Benedict e alla Saint John’s University; nel Minnesota, i due atenei (femminile e maschile) fondati dai benedettini nell’Ottocento. Ieri pomeriggio. Díaz ha ricevuto nella sua magnifica residenza sul Granicolo un gruppo selezionato di giornalisti italiani e americani, e ospitalità è la parola che ha usato di più. Ospitalità come cifra di un mandato in piena sintonia con la politica di Obama. "Questa Amministrazione sta cercando di esercitare l’ascolto e l’apprendimento reciproco. Il presidente ha la speranza che i principi religiosi siano di beneficio per la società e che essi possano tradursi in maniera convincente nel sistema democratico per il bene comune", ha detto Díaz. In effetti tra Stati Uniti e Vaticano sono corse parole di miele sul multilateralismo non tanto come tattica politico-economica ma come metodo ideale per "affrontare l’intera gamma di questioni legate al futuro dell’umanità e alla promozione della dignità umana", come ha detto Papa Raztinger accettando le credenziali di Diaz. Non manca però il dissenso, manifestato da una parte dell’episcopato americano, sulle questioni bioetiche. "Non sono il rappresentante della chiesa americana. Tutti sanno che sono un teologo, ma adesso devo sacrificare questa passione perché il mio ruolo è un altro", ha precisato Díaz. Un ruolo di negoziazione sui temi spinosi come quello dell’aborto. "Quando il presidente è venuto a Roma, ha ascoltato opinioni diverse da parte del Papa. E` normale che tra due stati ci siano divergenze, ma Obama ha promesso di trovare un terreno comune per il bene di tutti. Sottoscrivo la frase del presidente: we can disagree without being disagreeable, possiamo essere in disaccordo ma senza essere sgradevoli, antipatici. E` importante che troviamo il modo di parlare, le differenze ci sono, ma non devono diventare ragione di insulto o di violenza. La presidenza Obama è un’opportunità, dobbiamo provarci. Da professore di Antropologia, trovo nel presidente e nel Santo Padre la stessa visione comunitaria: l’umanità è una famiglia, dobbiamo risolvere i problemi insieme". Ma proprio per questo l’aborto non può essere derubricato a "domestic issue", questione interna, come dice Diaz incalzato dai cronisti. L’altro giorno il Papa, ricevendolo in Vaticano, ha chiesto "un chiaro discernimento sulle questioni che toccano la tutela della dignità umana e il rispetto dell’inalienabile diritto alla vita, dal momento del concepimento alla morte naturale", rivendicando il "diritto di obiezione di coscienza". Ospitare la differenza anche quando è indigesta. Un percorso anzitutto biografico per il cattolico Díaz, figlio di cubani emigrati in Spagna quando lui aveva nove anni e, due anni dopo, approdati . in Florida. Il cattolico americano è sempre stato un migrante: prima era irlandese o italiano, adesso è messicano o asiatico. Ha cambiato pelle. "E` una chiesa diversa, pluralista – osserva il neoambasciatore – Ci sono cattolici di origine asiatica, ispanica, africana. Una chiesa diversa, cattolica nel senso originario del termine: universale. La presenza ispanica è consistente, oggi siamo attorno al 30-40 per cento del totale, e nei prossimi anni diventerà la maggioranza assoluta, E` un cambiamento importante: sono cattolici che provengono da esperienze e formazioni culturali diverse. Ma in fondo sta succedendo la stessa cosa in Italia". Díaz è un teologo che, intelligentemente, vuole fare bene il diplomatico e sfruttare un solido bagaglio culturale sul piano della comunicazione. Guardare a ciò che unisce e non a ciò che divide, puntare al dialogo e all’ospitalità della differenza. L’arsenale retorico è chiaro. "Farò di tutto per costruire ponti con la Santa Sede. Siamo già d’accordo su molti punti e credo sia meglio concentrare le energie in questa direzione positiva. Settimana scorsa, accettando le mie credenziali il Papa ha fatto i complimenti a Obama per la politica sul disarmo nucleare". Prima di venire a Roma, Diaz è stato ricevuto con la moglie alla Casa Bianca. "Il presidente mi ha detto che a Roma sarò happy like a pig in mud, felice come un maiale nel fango". Un teologo che fa l’ambasciatore presso un Papa, teologo. Il massimo, se non fosse che l’agenda mondiale chiede di tradurre le visioni di fondo in prassi quotidiana. Con benedettina sapienza.