L’obiezione che divide le coscienze

Il Sole 24 Ore
M.Per.

Eliminare la possibilità dell’obiezione di coscienza per gli operatori sanitari che lavorano nelle strutture pubbliche. A un anno dall’avvio della campagna «Il buon medico non obietta» la Consulta di bioetica è tornata alla carica proponendo una soluzione drastica per arginare l’aumento degli obiettori, arrivati al 70% tra i ginecologi, con punte vicine al 90% in alcuni ospedali. Un’impennata che rende spesso l’accesso al servizio un percorso a ostacoli. E che ghettizza la minoranza di non obiettori, molti dei quali vicini alla pensione. «Se un medico vuole avvalersi dell’obiezione di coscienza scelga di lavorare nel privato», ha detto Maurizio Mori, presidente della Consulta. «L’aborto è rispetto della salute della donna, garantito dalla legge». Lo stesso giorno in cui la Consulta ha lanciato la sua proposta nel corso di un convegno a Roma, la senatrice Pd Laura Puppato ha presentato a Palazzo Madama una mozione firmata da 27 senatori (Pd, Movimento Cinque Stelle, Sel e Gal) che chiede al Governo l’impegno urgente a far funzionare i consultori, investire sulla prevenzione e «contemperare il diritto all’obiezione di coscienza dei medici con quello delle donne all’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza». L’obiezione è tema scivoloso. Nella giornata romana la Consulta di bioetica ha provato a mettere a confronto medici, giuristi e filosofi. I toni sono stati accesi, le posizioni distanti. «Assolutamente contrario alla proposta» di cancellare l’obiezione per gli operatori pubblici si è detto Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli Ordini dei medici e senatore Pd. «La trovo anche rischiosa – ha detto – perché potrebbe riaprire un dibattito che rischierebbe di avvitarsi su posizioni ideologiche». A suo avviso, «alle aziende non mancano gli strumenti per garantire il servizio» senza dover violare l’autonomia dei medici.

«Il paradosso – ha sostenuto Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni – è che la 194 prevede l’obiezione di coscienza, ma non la disciplina. Le Regioni, che hanno il compito di vigilare affinché non vi sia un’interruzione del servizio, devono svolgere il loro ruolo». Per Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, «la vera ragione degli attacchi contro l’obiezione di coscienza è invece che inquieta coloro che vorrebbero affermare l’insignificanza della vita umana prima della nascita». Non a caso è sul piano filosofico che i discorsi si complicano. «Una vita aperta alla sessualità è una vita aperta alla possibilità di restare incinte», ha detto la bioeticista Caterina Botti, applauditissima «Una contraccezione perfetta è lontana dall’essere in vista e comunque esisterebbe sempre l’inciampo, l’errore, lo scherzo dell’inconscio. Di fronte alla scelta di chi mettiamo al mondo e perché si pone un problema morale. E bene che chi viene al mondo sia desiderato, amato e possa vivere una vita nelle migliori condizioni possibili». Quanto all’obiezione di coscienza, se la maternità è responsabilità «di decidere chi mettere al mondo», se la scelta della donna è responsabile, allora «chi la vuole limitare o la ostacola non si pone dalla parte della moralità e della responsabilità o della coscienza, ma dalla parte dell’incoscienza».

Se per il filosofo Eugenio Lecaldano «la libertà di coscienza è insindacabile ma non può mai tradursi nella pretesa di costruire la convivenza sulle proprie credenze», Francesco D’Agostino, filosofo del diritto e presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, ha difeso a spada tratta l’obiezione di coscienza come «strumento per favorire il mutamento valoriale»: «Davanti a uno Stato che produce norme etiche, l’obiettore rema contro e mantiene attivo un punto luce». Se dunque si arrivasse al 100% di obiettori, per D’Agostino, «sarebbe qualcosa di straordinario: se tutti i boia decidessero di fare obiezione alla pena di morte, finirebbe la pena di morte. Se tutti i soldati rifiutassero di indossare la divisa, finirebbe la guerra». Similitudini che molte delle ginecologhe presenti in sala hanno bollato come «offensive». Ed è stato Maurizio Mori a replicare, caustico: «I boia e i soldati non continuerebbero a prendere lo stipendio».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.