L’intervento di Ratzinger scuote gli Usa patria dell’adozione degli embrioni

Fecondazione. L’eco del dibattito sulla legge 40 arriva negli States. L’ingerenza del Vaticano divide i cattolici dopo la crisi dell’arcidiocesi di Boston.

«Papa Benedetto XVI ha fatto il suo ingresso nella politica italiana», si poteva leggere ieri sulle pagine del New York Times e del Los Angeles Times. In seguito alla presa di posizione di Joseph Ratzinger, che lunedì ha espresso il suo sostegno alla campagna dei vescovi per l’astensione, la stampa amencana sta cominciando a dare spazio al referendum italiano sulla procreazione assistita, cui finora non aveva prestato attenzione alcuna. Ora il New York Times tenta di spiegare agli anglosassoni il «groviglio squisitamente barocco» che è la politica italiana sul referendum: «La maggior parte dei politici evita una posizione chiara – scrive Ian Fisher – per non scontrarsi con la chiesa né con il pubblico. per lo più laico ma disimpegnato». D’altro canto «il referendum ha generato conflitti emotivi nei cattolici che si sentono disturbati da una pressione eccessiva della Chiesa». Il Los Angeles lìmes definisce la legge italiana sulla procreazione assistita «la più restrittiva d’Europa», perché «limita drasticamente la possibilità di ottenere aiuto medico per le donne che hanno difficoltà a rimanere incinte».

Più che la legge in sé, è stato l’intervento del Vaticano ad attirare l’attenzione dei media americani, in un momento in cui il mondo cattolico statunitense, già travagliato dalla crisi dell’arcidiocesi di Boston, si sta dividendo su una questione particolarmente spinosa: appurato che l’embrione è un essere umano, è possibile adottarne uno? Così infatti reagiscono molti cristiani americani (cattolici e non) a leggi che consentono la produzione di un numero elevato di embrioni: impiantando nell’utero di una madre adottiva gli embrioni in soprannumero che coppie miscredenti decidono di non impiantare.

Nelle cliniche americane esistono circa 400mila embrioni congelati: di questi, il novanta per cento aspettano di essere impiantati nell’utero materno, tre per cento sono donati alla ricerca, e il due per cento è disponibile all’adozione. O meglio, alla donazione a coppie sterili o, più semplicemente, a coniugi religiosi che vedono nell’embrione una persona e intendono fare il possibile per evitarne la distruzione. Esiste in California, per esempio, un programma della Christian Adoption intitolato Fiocchi di neve, il cui nome vuole enfatizzare come ogni embrione, analogamente ai cristalli di neve, sia diverso dall’altro.

I cattolici americani, per ora, sulla questione sono divisi. Alcuni teologi cattolici, come riporta il Washington Post, sono favorevoli: com’è noto la Chiesa considera gli embrioni individui a pieno titolo, e di conseguenza adottare un embrione equivale a salvare una vita umana. Altri invece, vedono in essa una violazione del principio che la procreazione debba avvenire naturalmente, senza contare che, stricto sensu, si tratta di fecondazione eterologa. Il Vaticano non ha però una posizione ufficiale: «Esistono ben poche questioni morali su cui la chiesa cattolica non si è ancora pronunciata – spiega Cathy Cleaver Ruse, portavoce del segretariato per la Vita della conferenza dei vescovi americani — ebbene, l’adozione degli embrioni è una di queste». Intanto, sono almeno ottanta i bambini che sono stati “adottati” ancora in provetta. Uno di loro, Tanner Brinkman, ha festeggiato di recente il suo quarto compleanno alla Casa Bianca, in compagnia del presidente. Geroge W. Bush ha espresso il suo sostegno alle famiglie pro-life che hanno scelto di adottare embrioni, come quella del piccolo Tanner. I coniugi Brinkman hanno adottato il suo embrione, concepito in vitro insieme a molti altri nel 1997, e poi congelato, da una coppia che si era sottoposta alla fecondazione artificiale. Come spesso succede, la coppia si è trovata con alcuni embrioni congelati in soprannumero, nel caso specifico undici. La signora Brinkman, tramite un’agenzia di adozioni cristiana, si offre di adottare tutti gli undici embrioni, impiantandoli (due alla volta) nel suo utero. Dopo una serie di aborti naturali, è nato Tanner. Sua madre non gli ha mai raccontato storie di cavoli e cicogne: «sei arrivato con la posta prioritaria», racconta al piccolo quando gli chiede com’è venuto al mondo. La provetta “criovial” che conteneva l’embrione di Tanner sarebbe dovuto arrivare alla clinica per la fertilità di Phoenix, in Arizona. Ma il postino ha perso il pacco, così la signora Brinkman è corsa agli uffici della Federal Express: «dovete assolutamente ritrovare quel contenitore, là dentro c’è il mio bambino».