Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la legge che inserisce nel prontuario questo tipo di farmaci a scopo terapeutico. Apripista era stata la Toscana
Approvata ieri all’unanimità dal Consiglio regionale della Liguria, che si accoda così alla Toscana, una legge per l’erogazione di farmaci a base di cannabinoidi a scopi terapeutici.
A presentare la proposta erano stati Alessandro Benzi e Giacomo Conti, entrambi della Federazione della Sinistra, e Matteo Rossi di Sel; a loro si è poi aggiunto Stefano Quaini dell’Idv, mentre l’assessore alla Salute, Claudio Montaldo, ha fatto inserire due emendamenti, uno dei quali permette anche agli oculisti la prescrizione dei farmaci.
In base al testo i cannabinoidi sono a carico del Servizio sanitario regionale e devono essere prescritti dai medici generici solo su indicazione terapeutica degli specialisti (in anestsia e rianimazione, in oncologia e neurologia) che devono anche indicare durata e ripetibilità della terapia.
Rossi e Conti hanno indicato come il Ministero della Salute abbia aggiornato le tabelle delle sostanze stupefacenti e psicotrope, inserendo tra quelle dotate di proprietà terapeutiche anche cannabinoidi naturali odi sintesi della cannabis. «Questo – ha spiegato Rossi – permette di disporre di uno strumento terapeutico per la cura palliativa del dolore o in molte tipologie di disabilità fisiche e mentali: glaucoma, epilessia, varie patologie neurologiche, malattie degenerative quali Alzheimer e Parkinson, sclerosi multipla ed effetti collaterali della chemioterapia. Con questa legge la Liguria si pone all’avanguardia per la tutela dei diritti del malato superando ostacoli ideologici che hanno ritardato in Italia l’utilizzo di questi farmaci e si mette alla pari di paesi dove sono utilizzati da decenni: Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Canada e Usa». Inoltre, secondo Benzi, «il valore di tali terapie è riconosciuto da tempo dalla comunità scientifica. L’Italia deve recuperare il ritardo».
Tesi che hanno raccolto il consenso anche dell’opposizione. Matteo Rosso (Pdl) ha definito l’approvazione della legge «una pagina positiva per i cittadini» e un «segno di civiltà autorizzare l’utilizzo di farmaci che possono alleviare il dolore». E ha aggiunto: «Abbiamo lavorato bene e tutti insieme e dove c’erano sfaccettature ideologiche le abbiano tolte». «La questione è stata affrontata senza pregiudiziali di tipo ideologico e mi pare che da queste premesse siano derivati buoni frutti», gli ha fatto eco Alessio Saso, anch’egli Pdl come Roberto Bagnasco, che ha parlato di «voto profondamente convinto e lavoro in commissione di estremo equilibrio».