L’hamburger artificiale, il futuro dell’umanità

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Il Messaggero
Luciano Pignataro

In un futuro neanche troppo lontano la carne potrebbe essere coltivata. Si, coltivata, mentre gli ultimi esemplari di ovini e bovini finiranno negli zoo insieme alle zebre. Già, perché ieri forse è iniziata la rivoluzione alimentare più importante dopo la scoperta del fuoco: è stata prodotta la carne artificiale. Questo è il risultato cercato dallo scienziato Mark Post dell’università olandese di Maastricht, che ha realizzato l’hamburger di manzo coltivando in laboratorio cellule staminali prelevate dal muscolo di un bovino morto. Una polpetta che in rete è già stata chiamata Googleburger perché nel corso della presentazione si è scoperta l’identità dell’anonimo imprenditore che ha finanziato il progetto: si tratta di Sergey Brin, il miliardario co-fondatore di Google, che ha investito circa 230 mila euro. Lo ha fatto, ha spiegato ai giornalisti che salivavano non per la carne ma per il doppio scoop, perché la carne prodotta in laboratorio eviterà sofferenze agli animali rinchiusi negli allevamenti.

E il sapore? L’hamburgher artificiale è stato provato, oltre che dallo stesso Post, dalla critica gastronomica olandese Hanni Ruetzler. «Il gusto non è troppo difficile – ha dichiarato alla Bbc – Mi aspettavo che la consistenza fosse più tenera. Sapevo che non c’erano grassi, quindi non potevo immaginarmi in realtà quanto sarebbe stato difficile come gusto. Ma il sapore è molto intenso, simile a quello della carne. Mancavano giusto sale e pepe». Lo sviluppo di questo risultato, destinato a dividere come sempre quando si parla di cibo, potrebbe però avere effettivamente dei risvolti importanti in un mondo che viaggia spedito verso i dieci miliardi di abitanti . La carne artificiale potrebbe far risparmiare infatti il 90% di acqua e il 70% di energia oltre a limitare i danni ambientali. Già, perché le mansuete mucche sono, messe insieme, ben più inquinanti delle industria: si calcola infatti che il 35-40% del metano e il 65% dell’ossido di azoto immessi nell’atmosfera provengono dal processo digestivo degli animali e che per produrre un chilo di carne bisogna coltivarne 15 di vegetali.

In sostanza, il 18% delle emissioni di gas serra sono il rumoroso risultato degli allevamenti. In sostanza, quando vi mangiate una bistecca da un chilo avete inquinato l’ambiente come se aveste guidato per tre ore l’auto lasciando le luci di casa accese. Ecco perché la carne naturale potrebbe ridisegnare le alleanze nel litigioso mondo della gastronomia e sarà interessante poi vedere anche da che parte si schiereranno vegetariani e vegani. E forse questo esperimento potrà anche riequilibrare uno dei paradossi in cui siamo precipitati, quello che ha trasformato la carne da alimento raro e costoso a cibo spazzatura di largo consumo. Tra mezzo secolo sarà di nuovo così, il vero asado si pagherà come oggi il caviale. Ma almeno con un senso logico naturale, grazie alla carne artificiale.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.