L’orologio può essere "ritarato" indietro nel tempo. Uno studio, finanziato dalla Fondazione Città della Speranza, dal Research Genesis Trust, la Charity Henry Smith e il Great Ormond Street Hospital Charity, appena pubblicato sulla rivista ‘Molecular Therapy’ ha dimostrato che le cellule staminali presenti nel liquido amniotico possono essere riprogrammate ad uno stadio "più primitivo", simile a quello in cui si trovano le cellule staminali embrionali, senza l’utilizzo di materiale genetico esogeno (che proviene dall’esterno). Autore è quel Paolo De Coppi, direttore della Chirurgia pediatrica all’Ospedale di Londra, nonchè ricercatore all’Università di Padova, che cinque anni fa aveva dimostrato come il liquido amniotico contenga staminali che provengono dal feto e possiedono capacità rigenerative più limitate rispetto a quelle delle cellule staminali embrionali. In questo nuovo studio, invece, condotto insieme all’Imperia) College di Londra, appare chiaro che le cellule staminali derivate dal liquido amniotico possono essere indotte in uno stato più versatile, simile a quello in cui si trovano le staminali embrionali, se cresciute in particolari condizioni colturali e in presenza di un dato farmaco (l’acido valproico).
Le cellule stamina-li amniotiche così riprogrammate in laboratorio sono in grado di differenziarsi in tutti i tipi cellulari dell’organismo – una proprietà conosciuta come "pluripotenza" – dalle cellule nervose a quelle dell’osso. La ricerca, cui ha partecipato anche la padovana Mara Cananzi della Clinica pediatrica diretta dal professor Giorgio Perilongo, è la prima dimostrazione della possibilità di riprogrammare cellule umane in cellule pluripotenti senza utilizzare materiale genetico esogeno, quindi riducendo il rischio che siano cancerogene. I risultati suggeriscono la possibilità che in futuro le staminali ottenute dal liquido amniotico (tramite l’amniocentesi o al momento del parto) possano essere conservate in banche cellulari e utilizzate per fini terapeutici e di ricerca, in alternativa alle staminali embrionali. L’obiettivo ultimo è generare tessuti per riparare malformazioni congenite.