Il professor Dulbecco non ne prende atto e preferisce enunciare la propria opinione personale, in armonia con il titolo della trasmissione, “Che tempo che fa”.
Ognuno dice la sua sul tempo, perché vietare che lo faccia anche su questioni di biologia? Ma da decenni questa disciplina scientifica è passata, proprio su questi argomenti, dalle opinioni alle certezze, dalle ipotesi alle evidenze sperimentali. Ora, fino a prova contraria, l’opinione è un’affermazione pronunciata con il timore di sbagliare, che riserva la possibilità che l’affermazione contraria sia vera. All’opinione si oppone, quindi, la certezza, che è la ferma convinzione di affermare il vero. La certezza nasce dal ragionamento, dalle osservazioni sperimentali e dall’evidenza dei fatti. Le conclusioni dei migliaia di studi di biologia dello sviluppo, a cui mi riferivo prima, non sono l’opinione personale di alcuni scienziati, ma il complesso delle conoscenze convalidate dalla comunità scientifica internazionale. In base a esse sappiamo che l’annidamento nell’utero materno è sicuramente un evento indispensabile perché l’embrione continui a vivere e a svilupparsi. Tuttavia, l’annidamento non è un evento fortuito o casuale, ma è un fatto determinato dall’embrione stesso: è l’embrione che organizza il proprio impianto, grazie al rilascio di proteine.
Quindi, l’embrione non è l’effetto dell’impianto, ma piuttosto l’impianto è un effetto prodotto dall’embrione stesso. Inoltre, ciò che costituisce quest’ embrione come umano, non è l’essere qui o l’essere li, non è la sua collocazione nello spazio, ma è il fatto che appartiene alla specie homo sapiens sapiens, come è dimostrato dal suo patrimonio genetico.Dal punto di vista dell’appartenenza alla specie umana non c e nessuna differenza tra embrione (unicellulare prima e pluricellulare poi), tra feto, bambino e adulto:sono tutte fasi del ciclo vitale di un uomo, fasi che noi tutti abbiamo percorso. La differenza tra queste fasi sta nella diversa complessità dell’organismo e nel fatto che l’embrione sta migrando verso l’utero per annidarsi, il feto si è annidato nell’utero; il neonato ne è uscito e a cominciato a respirare, l’adulto si nutre autonomamente. Sostenere il contrario (che ci sia una differenza essenziale) significa affermare che la natura di un uomo cambia se esce di casa o cambia alimentazione. Non c’è alcuna differenza essenziale (cioè attinente alla sua appartenenza alla specie umana) tra un essere concepito che attende di essere partorito e un essere nato: sono entrambi uomini, cioè viventi della specie umana.
Passiamo ad un altro tema invocato dal professor Dulbecco: “Io userei sia le cellule staminali embrionali che quelle prelevate dagli adulti”. Ma è proprio vero che le cellule staminali prelevabili dall’embrione sono così magiche? Le staminali sono conosciute da decenni, ma nessun ricercatore ha mai dimostrato che quelle prelevate dagli embrioni siano in grado di curare malattie come Alzheimer, Parkinson, diabete cardiopatie, tumori: la comunità scientifica non conosce prove in proposito. Piuttosto è stato dimostrato il contrario: staminali prelevate da embrioni di topo e immesse in topi adulti hanno ingenerato tumori.
Che staminali prelevate da embrioni aumentino notevolmente il rischio di tumori è noto almeno dal 2000 grazie a uno studio di G. Vogei (“Science” 2000,287). Le staminali embrionali, potendo dare vita a tutte le linee cellulari, possono infatti in modo incontrollato dare vita a cellule maligne.
Queste constatazioni scientifiche hanno indotto grandi centri di ricerca statunitensi e italiani a orientare le proprie indagini sulle cellule staminali presenti nel corpo adulto. Ognuno di noi ha in sé delle riserve di staminali, soprattutto nell’adipe, il bulbo olfattifero e nel midollo osseo. In caso di infarto al miocardio, per esempio, per riparare la lesione i medici individuano nella coscia del paziente staminali di tessuto muscolare (mioblasti), le iniettano nel cuore, e queste, una volta trasferite, si specializzeranno come cellule del miocardio e ripareranno la lesione. Non sarà necessaria alcuna terapia anti-rigetto perché le staminali iniettate provengono dallo stesso paziente, e non c’è il rischio dell’insorgenza di tumori, perché le staminali trasferite sono parzialmente differenziate.
Quindi la strada più promettente e di fatto già applicata fa uso di staminali prelevate da adulto, in genere dal paziente stesso,mentre sostenere che le cellule staminali prelevate dagli embrioni curino delle patologie è scientificamente infondato.