
Avviato nella Regione Lazio il processo per dare “trasparenza operativa e chiarezza normativa a tutte le strutture pubbliche e private che operano nel campo della procreazione assistita, ponendo fine a una lunghissima fase d’incertezza e confusione che durava dal 2004”. Il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, ha chiuso questo capitolo firmando il decreto che definisce, norme, passaggi e tempistica per il processo autorizzativo e di accreditamento. Tutte le strutture dovranno inoltrare la domanda in via informatica, attraverso la piattaforma Lait, secondo uno schema già definito, entro il prossimo 31 luglio. Da allora partiranno le verifiche struttura per struttura per ”l’accertamento del possesso dei requisiti dichiarati in base a una check list ponderata sulla tipologia specifica delle strutture interessate, che sono modulate su tre diversi livelli di complessità. I controlli sono affidati ad una Commissione mista composta da tecnici del Centro nazionale trapianti e delle Asl che avrà accesso a tutta la documentazione inserita nella piattaforma Lait”. Alla fine del percorso, che dovrà concludersi in 11 mesi, cioè entro il 30 giugno 2014, il coordinatore della Commissione, se tutto in regola, trasmetterà una relazione al direttore generale dell’azienda che a sua volta provvederà a rilasciare l’attestazione di conformità e a trasmetterla entro 30 giorni alla direzione regionale della Sanità, mentre una copia sarà inserita nella cartella digitalizzata.Nella documentazione da inoltrare per via informatica, oltre alla planimetria dei locali che ospitano il centro, dovrà esserci una relazione di conformità degli impianti, l’elenco completo degli arredi sanitari e delle attrezzature come pure degli impianti e del personale. Per quanto riguarda le apparecchiature dovrà essere presentato un elenco dettagliato con indicazione della casa costruttrice, modello, numero di matricola certificato di conformità alle normative vigenti. Con l’adozione di questo percorso si introducono norme a tutela di operatori e soprattutto dei cittadini, ed il Lazio si allinea ai sistemi più efficienti adottati già da tempo in altre Regioni. “Il Lazio non sarà più l’unica Regione italiana senza una disciplina normativa sulla fecondazione assistita – ha dichiarato Teresa Petrangolini, consigliere segretario della Regione Lazio – Con questo atto formale inizia un percorso che da qui a un anno porterà alla creazione di un sistema basato su norme chiare e trasparenti, a tutela degli operatori e, soprattutto, dei cittadini. Chiarezza sui centri privati e giusta valorizzazione di quelli pubblici già esistenti. Nel rispetto dei parametri indicati nel decreto, infatti, le strutture saranno potenziate, con maggiori garanzie di sicurezza per le coppie e minori tempi di attesa, che oggi arrivano fino a tre anni – ha continuato – Tra un anno, quando il sistema sarà a regime, non vedremo più tante donne e tante coppie spendere soldi fuori regione o rivolgersi esclusivamente a strutture private. Oggi il Lazio paga alle altre Regioni dai 3 mila ai 4 mila euro a donna per la fecondazione assistita, per non contare i costi in ticket, vitto, viaggio e alloggio a carico dei cittadini. Si tratta di una questione che riguarda tanti cittadini, visto che nel Lazio una coppia su quattro ha problemi di fertilità”. E ancora: “Spero che potranno ridursi anche le attese per le indagini prenatali, attivando, per esempio, un call center che possa orientare le coppie e le donne”, ha concluso Teresa Petrangolini.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.