L’Avvenire: “Staminali Italiane”. Gli embrioni non servono.

di Viviana Daloiso
Prima l’accorato appello al ministro del Welfare Sacconi affinché mantenga in vigore le nuove linee guida della legge 40 emanate da Livia Turco, avanzato dall’intergruppo parlamentare "Coscioni-Welby" (che non ha alcun carattere istituzionale ma riunisce i parlamentari italiani ed europei favorevoli «alla libertà di ricerca e all’autodeterminazione» iscritti all’Associazione Coscioni); poi la proposta che gli embrioni congelati e in sovrannumero vengano utilizzati per la ricerca scientifica, avanzata da Ignazio Marino (Pd) e ribadita con forza dal ginecologo Carlo Flamigni.
Gli antagonisti della legge sulla fecondazione assistita non vanno in vacanza: poco importa che giuristi e commentatori abbiano stigmatizzato se non addirittura dubitato della costituzionalità della decisione presa in extremis dall’ex ministro della Sanità di modificare le linee guida della norma; o che i centri di fecondazione assistita sparsi sul territorio non siano attrezzati per adeguarsi al punto centrale di queste stesse linee guida (il divieto di diagnosi pre-impianto venuto a cadere nel documento della Turco ma rimasto intatto nel testo della legge); o che – ancor più importante – i punti fondamentali di quella legge (tra cui, lo ricordiamo, il divieto di creazione di embrioni per la ricerca) siano stati corroborati da un referendum popolare. Che gli embrioni non possano essere manipolati, selezionati, distrutti, a molti sembra proprio non andare giù.
Ma c’è di più, almeno a sentire le infiammate dichiarazioni degli scienziati italiani che lavorano sulle staminali embrionali (Ies) riuniti proprio in questi giorni a Roma per la terza edizione dei congresso annuale, organizzato in collaborazione con la Consulta di bioetica (altra creatura radicale dal nome similistituzionale), il programma di ricerca europeo Estools, il centro di ricerca dell’Università degli Studi di Milano (Unistem).
I gruppi di studiosi – che in tre anni da cinque sono diventati undici hanno messo in fila le loro riflessioni e lamentele. Nell’ordine: in Italia non esisterebbe libertà nel campo della ricerca sulle staminali embrionali; le cellule riprogrammate realizzate da Shinya Yamanka sarebbero ancora del tutto inaffidabili, e comunque hanno richiesto allo stesso scienziato giapponese accurati studi e confronti con le ricerche effettuate sugli embrioni; nella prossima Finanziaria sarebbe indispensabile attivarsi affinché venga introdotto anche in Italia il sistema del peer review (giudizio tra pari) che privilegerebbe il merito e la validità dei singoli progetti, togliendo all’amministrazione pubblica il potere di discrezionalità di cui dispone oggi nel finanziare o meno le proposte. Punti su cui vale la pena fare qualche precisazione.
Per quanto riguarda la libertà di ricerca, infatti, non pare che in Italia lo studio sulle cellule embrionali sia all’anno zero: prova ne sia la cr escita dei gruppi di ricercatori in questo campo, forti della possibilità di studiare le linee di staminali embrionali importate già esistenti (e non di crearne ad hoc, come stabilito proprio dalla legge 40).
Tant’è vero che la stessa proposta di moratoria avanzata da Avvenire in occasione dell’annuncio della scoperta di Yamanaka sulle riprogrammate (le Ips, cellule adulte ringiovanite allo stato embrionale) era quella di bloccare la creazione di linee cellulari derivate da embrioni per la ricerca in tutta Europa, limitandosi a utilizzare quelle già esistenti: una proposta che certo non avallava la ricerca sugli embrioni – su cui resta l’assoluta contrarietà – ma che era stata fatta con lo scopo di evitare ulteriori, inutili passi falsi a spese di altre vite umane.
Per quanto riguarda il metodo di Yamanaka, occorre poi ricordare che è stato lo stesso scienziato giapponese a dichiarare sulle pagine del New York Times la propria contrarietà alla manipolazione di embrioni a scopo di ricerca, mai effettuata nel corso dei suoi studi. Senza contare che evidenziare i soli "limiti" della scoperta delle Ips significa ignorare come da un gran numero di laboratori in tutto il mondo giunga notizia di ricerche che si spostano sul protocollo delle cellule riprogrammate, che rimangono quelle più promettenti nel campo della cura di malattie come il Parkinson e l’Alzheimer, e le più facili da ottenere e impiantare (evitano il rischio di rigetto).
Infine, verrebbe da chiedersi – nell’eventualità che il sistema del peer review si affermasse anche da noi – se davvero i progetti di ricerca più meritevoli di finanziamento sarebbero quelli su staminali embrionali (ancora fermi alla fase sperimentale) e non su quelle adulte, con cui in Italia già da anni si curano (e guariscono) pazienti da gravi patologie oftalmiche, dermatologiche, cardiache… L’abbiamo già detto tante volte, non ci stancheremo di ripeterlo, così come fanno i nostri interlocutori. La scienza, d’altra parte, guarda i risultati. Che parlano chiaro.