La scelta di Giulia Bongiorno “stop a questa legge paradosso”

Antonella Romano
Cattolica, avvocato di grido ha deciso di battersi con le Donne per il Sì

Ha deciso di aderire al Comitato donne per il sì e sta sostenendo la campagna referendaria in Italia a fianco di Emma Bonino e Stefania Prestigiacomo. Cattolica, scuole all´Imera, voterà tre sì mentre è indecisa sul quesito sulla fecondazione eterologa: Giulia Bongiorno, 39 anni, la battagliera avvocatessa del collegio di difesa del processo “del secolo”, quello a Giulio Andreotti, spiega la sua posizione.
«Nutro dubbi sul quesito referendario relativo alla fecondazione eterologa che solleva una serie di problemi delicatissimi ai quali, allo stato, non saprei dare risposte nette. I miei tre sì convinti scaturiscono da una analisi approfondita della legge: la legge 40 è una legge che gronda di obblighi e divieti del tutto erronei, illogici e contraddittori».

Quali argomenti utilizzerebbe per convincere indecisi e contrari?

«Credo che sia sufficiente conoscere lo stridente contrasto tra la legge che regola l´aborto e la legge 40. La prima permette ad una donna, entro il termine di tre mesi, talvolta anche entro un termine più ampio, di abortire. Al contempo vige la legge 40 che impone alle donne che accedono alle tecniche della procreazione assistita e si accorgono che l´embrione ha una malformazione, di impiantare anche gli embrioni malati. In definitiva la donna è obbligata a ricevere l´embrione malato anche se conserva il diritto di abortire subito dopo l´impianto dell´embrione nell´utero. Intollerabile».

La legge va cambiata, va rifatta? E possibile affrontare problemi che riguardano la vita con un referendum?

«E´ un dato di fatto che la materia disciplinata dalla legge n. 40 è estremamente complessa e che molte persone ritengono erroneamente di non essere sfiorati dai temi regolati dalla legge. Il referendum è una delle strade per cambiare. Di certo non l´unica. Occorre, comunque, prendere atto di un dato inconfutabile: l´iniziativa del referendum ha avuto il merito di far discutere di una legge tanto obbrobriosa quanto sconosciuta. Già questo è un successo».

Cosa pensa dell´attacco della Cei sul referendum sulla procreazione assistita, condiviso dal Papa?

«Credo che sia del tutto ovvio, naturale e forse addirittura scontato che in materie come questa che attengono all´inizio della vita la Chiesa dia chiarimenti e indicazioni»

Da cattolica si sente in contrasto con l´invito della Chiesa all´astensione?

«La Chiesa ha indicato come obiettivo della indicazione al “non voto” quello di tutelare l´embrione umano. A prescindere dalla delicatissima discussione in merito sul momento esatto dell´inizio della vita dell´individuo, questa legge secondo me non tutela affatto l´embrione. Cerco di spiegarmi: la legge prevede l´obbligo di impiantare nell´utero tutti gli ovociti fecondati fino ad un massimo di tre. Questo significa che nel caso in cui attecchissero tutti gli embrioni ci troveremmo di fronte ad una gravidanza trigemellare che pone in serio rischio la vita dei tre feti. Se invece ne attecchisse uno solo (come normalmente avviene) gli altri due sarebbero condannati a morte. Ecco perché credo che questa legge non tuteli adeguatamente l´embrione. Basterebbe impiantare un embrione alla volta e conservare gli altri per non condannarli a morte. Ma questa legge vieta di congelare gli embrioni salvo in casi eccezionali».

Se rimane la legge attuale, cosa accadrà?

«Non sono in grado di prevedere se al “no” seguiranno scelte coerenti. Sono certa che voteranno sì tutti coloro che sono portatori di malattie trasmissibili. Il timore è che non so quanti, non avendo questi problemi, ne avvertano l´importanza. Di certo le tecniche della procreazione assistita hanno dato risultati estremamente positivi».