LA RICHIESTA – Questa volta le dà una mano Massimo Giarraffa, combettivo papà di un ragazzo disabile che tempo fa aveva saputo della storia di Angela e si era precipitato nelle Case Celesti: «Ricordo che la piazza di spaccio era in piena attività, fui circondato ma appena seppero che ero lì per Angela mi indicarono subito la strada. Ci sono tornato perché volevo portarla a fare vela con mio figlio ma l’ho trovata spaventatissima dopo la caduta e non vuole fare più nulla. Allora ho scritto al Comune di Napoli perché è bello che ci abbiano restituito il lungomare liberato ma ora devono capire che la rivoluzione si fa dal basso, liberando persone come Angela da situazioni come queste che sono da campo di concentramento». Solo a sentire queste parole di incoraggiamento e riscatto Angela ritrova vigore: «Non voglio dover rivolgermi ai ragazzi che stavano qua sotto anziché parlare alle istituzioni. Io credo nello Stato e voglio che mi aiuti, è un mio diritto». Poi guarda la tenda che svolazza sulla finestra: «Ho voglia di vivere.
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