Alla fine del 2010 era stata emanata la direttiva europea sulla sperimentazione animale, frutto di un lavoro pluriennale a cui aveva partecipato a pieno titolo anche l’Italia. Nonostante ciò, nel 2013 il Senato, senza consultazioni, ha approvato una legge che stravolge questa direttiva. E tutto ciò in contrasto con l’articolo 2 della stessa direttiva, che impedisce ogni ulteriore intervento restrittivo. La commissione Affari sociali della Camera dei deputati, che doveva convalidare la legge, si è aperta al dialogo, ascoltando molti ricercatori, che hanno spiegato come oggi rinunciare alla sperimentazione animale significherebbe bloccare il progresso delle conoscenze e delle terapie mediche. Molti deputati hanno chiesto di modificare la legge, invece i partiti politici alla fine ne hanno imposto l’approvazione. Quali sono i problemi che genera la nuova legge? Sono parecchi e allontanano l’Italia dai 22 paesi europei che finora hanno accettato la direttiva Ue. Innanzitutto, qui è proibito allevare per scopi di ricerca cani, gatti e primati: un divieto ridicolo e autolesivo, visto che si potranno comunque importare per la sperimentazione. Poi non si potranno utilizzare animali per scopi didattici, salvo che per le specialità medico-veterinarie: difficile capire come potranno i ‘ laureati in biologia, biotecnologie, farmacia e tecniche farmaceutiche entrare nel mondo della ricerca, in contrasto con quanto potranno fare gli stessi laureati in altri paesi europei. Ma ancora più cervellotiche e irrazionali sono due altre proibizioni che riguardano xenotrapianti e droghe: la proibizione del trapianto tra specie animali diverse non permetterebbe, fra l’altro, l’impianto di valvole bovine o porcine nell’uomo. Non solo, vieterebbe anche il trapianto di tumori umani in topi immunodepressi: una tecnica fondamentale per aumentare le conoscenze su vari tipi di cancro e per continuare le ricerche sulle terapie personalizzate. Il divieto di sperimentare droghe negli animali, infine, è incomprensibile in un periodo in cui, con internet, si moltiplica l’offerta di stupefacenti ai giovani. Sarebbe infatti importante capire effetti e tossicità di questi prodotti, proprio per divulgare informazioni corrette e disincentivarne l’uso. La legge approvata è tuttavia una legge delega, richiede cioè una legge attuativa che funga da regolamento. Di fronte alla possibilità di essere accusati dell’ennesima infrazione in sede europea, il ministero della Salute ha trovato una parziale soluzione: la legge non sarà operativa fino al 1 gennaio 2017. Però questo vale solo per gli xenotrapianti e le droghe, non per gli allevamenti e perla didattica. I ricercatori italiani dovrebbero denunciare questa situazione alla Commissione europea, perché la legge li penalizza rispetto ai colleghi europei. Come potremo, per esempio, ottenere fondi dall’Europa per progetti quinquennali, se possiamo portare avanti questo tipo di ricerche solo per tre anni (poi scatterà la moratoria)? Nature, prestigiosa rivista scientifica, nel condannare l’atteggiamento del nostro Paese non risparmia critiche ai ricercatori italiani che subiscono passivamente leggi antiscientifiche. Società scientifiche, istituzioni, charities e singoli ricercatori sono stati troppo silenziosi per pigrizia, timore di impopolarità o paura di perdere il 5 per mille. È giunto il tempo di reagire!

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.