Alla scrittrice marchigiana madre di due mambini, sta particolarmente a cuore il tema della maternità, che costituiva l’argomento del suo romanzo Nina (Rizzoli 2001), in cui ha descritto un parto e il difficile passaggio della protagonista dalla condizione di figlia a quella di madre. Anche il suo ultimo libro, Tutto su mia nonna (Einaudi, da pochi giorni in libreria), parla di questa idea di “matrilinearità”, ovvero della continuità tra tre generazioni di donne basata sulla trasmissione di lingue, saperi, visioni del mondo.
Come valuta il dibattito intorno ai referendum?
«In Nina avevo inteso condurre un discorso laico sulla genitorialità, perché ho l’impressione che in Italia questo tema l’abbiamo lasciato per troppo tempo ai cattolici. Anche nella scuola per decenni la pedagogia è stata di impronta fondamentalmente cattolica».
Su questo punto Berlusconi avrebbe qualcosa da obiettare, visto che è solito denunciare la presunta egemonia della sinistra nel mondo dell’istruzione…
«Evidentemente il Cavaliere ama le battute paradossali, come quando afferma che in Italia le televisioni sono nelle mani dei comunisti, quando invece il padrone dell’informazione è proprio lui… Mi sembra un dato di fatto l’impostazione cattolica di molte scuole anche statali. Era così quando da bambina iniziavamo la mattinata con la preghiera e da mamma vedo che è così ancora oggi. Per rispondere alla sua domanda sui referendum, mi sembra che la discussione sia viziata proprio da questa mancanza di laicità».
In quali aspetti del dibattito?
«Nell’attribuzione della dignità di persona all’embrione che è un modo palese per mettere in discussione la legge sull’aborto. Mi sembra che la Chiesa in questo momento sia molto forte, e che non rinunci a far sentire la propria voce anche sul piano civile. Non ho pregiudizi sul nuovo Papa, ma certo da cardinale Ratzinger era il braccio destro di Wojtyla, che non è stato proprio un progressista… Negli ultimi anni Giovanni Paolo II è stato mitizzato per le posizioni pacifiste, ma da donna trovo molto conservatrici le cose che ha detto sulle donne: o suore o madri, ma madri alle sue condizioni… ».
Che non prevedono il ricorso alla fecondazione eterologa…
«Mi verrebbe da fare una battuta, cioè che una forma di fecondazione “eterologa” è stata da sempre ampiamente praticata: quanti figli risulterebbero appartenere effettivamente ai loro padri “legali” se venissero sottoposti al test del Dna? Ma forse non è il caso di fare battute, visto che la questione è seria. Con una legislazione che vieta questa pratica, potranno permettersi di avere figli soltanto le coppie più ricche, andando all’estero e pagandosi il trattamento».
C’è chi invita le coppie sterili che vogliono un figlio a praticare l’adozione…
«Anche in questo c’è molta ipocrisia. L’adozione è uno straordinario atto di generosità, ma è anche un percorso molto difficile. Conosco coppie che attendono da anni di ricevere un figlio in adozione e che probabilmente sono destinate ad aspettare a lungo».
Secondo lei come si sta movendo il mondo politico sui referendum?
«Ho avuto notizia dell’incontro avvenuto a Milano qualche giorno fa dal titolo “Fratello embrione, sorella verità”. Che vi partecipi un intellettuale cattolico come Giancarlo Cesana mi può anche star bene, ma che un personaggio come Ferrara voglia presenziare per cavalcare l’ondata dei consensi nel mondo della Chiesa lo trovo strumentale. Probabilmente Ferrara vede che questa politica “neo-con” negli Stati Uniti paga, e dunque cerca di esportare il modello anche in Italia. Ma questi politici non si rendono conto che sui temi referendari c’è uno scollamento forte tra la gerarchia ecclesiastica e gli stessi fedeli. E sinceramente non so quanto sia utile in politica, magari appartenendo a partiti che si definiscono laici, essere più papisti del Papa».